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Il sindaco di Volpedo contro Ingroia: fuori luogo l’uso del “Quarto Stato”

La scelta fatta da "Rivoluzione civile" di usare la celebre icona "Quarto Stato" del pittore Giuseppe Pelizza, meglio noto come Pelizza da Volpedo, non è piaciuta al sindaco Caldone. In una lettera aperta, il primo cittadino di Volpedo ha spiegato le sue ragioni ad Antonio Ingroia.

2 gennaio, 2013 by Elisa Chiodi in Politica con 0 Commenti

Giancarlo Caldone, sindaco del Comune di Volpedo (Alessandria) che ha dato i natali al famoso artista Giuseppe Pellizza, ha deciso di prendere posizione riguardo all’uso del quadro “Quarto Stato” (vera e propria allegoria delle battaglie sindacali della classe operaia) da parte di Antonio Ingroia.

Com’è noto, Ingroia è il candidato alla Presidenza del Consiglio di “Rivoluzione civile”, movimento che si propone di evocare, con tale immagine, l’idea di un popolo intero che si mette in marcia, compatto e a testa alta, per ottenere giustizia sociale e rispetto dei diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione.
Caldone sostiene che l’uso di tale immagine è fuori luogo e si è detto disgustato dalla scelta di utilizzare un pezzo così importante della Storia dell’Arte italiana a scopi elettorali e quindi particolari.
In questo modo, infatti, all’icona di Pelizza da Volpedo è attribuito un preciso significato politico.


Ricordiamo che l’opera “Quarto Stato” è conservata a Milano e precisamente nel Museo del Novecento. Questo quadro è infatti di proprietà del Comune di Milano, ma è stato utilizzato diverse volte da artisti come Bernardo Bertolucci e Adriano Celentano e perfino, in ambito pubblicitario, da aziende come la Lavazza.

Secondo il sindaco Caldone, inoltre, anche dal punto di vista meramente estetico lo stilizzato scelto da Ingroia e dal suo staff è discutibile.

Giuseppe Pelizza (nato a Volpedo nel 1868 e morto nel 1907) fu un esponente del Divisionismo, prima e della Corrente sociale poi.
Studiò a Castelnuovo Scrivia, per poi frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Brera. Fu allievo di Giuseppe Bertini, Giuseppe Puricelli e Francesco Hayez. Visse a Roma e Firenze.
Nel 1966 le figlie di Pelizza da Volpedo decisero di donare al Comune lo studio-atelier del padre.

 

 

 

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Autore: Elisa Chiodi

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