L’uragano Matthew si abbatte su Cuba e Haiti: l’allerta ciclone interessa milioni di persone

di Redazione
In Mondo
5 ottobre 2016
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Si è abbattuto sulle isole di Cuba ed Haiti l'uragano ribattezzato Matthew dai meteorologi: alcune organizzazioni internazionali hanno già lanciato l'allarme per la popolazione.

 

UNA TEMPESTA SENZA PRECEDENTI – Secondo gli esperti, si tratta di una delle peggiori tempeste scatenatesi negli ultimi anni nel Mare delle Antille e le cui conseguenze potrebbero anche essere catastrofiche. Con i suoi venti che spirano a quasi 240 km/h e una forza di Categoria 4 (stando alla scala Saffir-Simpson), l’uragano Matthew ha già colpito le isole di Cuba ed Haiti.

Nello stato che fa capo a L’Avana sono state evacuate più di 300mila persone e, secondo la Protezione Civile locale, è già stata dichiarata l’allerta ciclone in sei province: il timore è che possano in seguito verificarsi delle mareggiate a ridosso dei villaggi sulla costa, inondandoli. Tuttavia, la zona interessata dal fenomeno è così vasta che persino in alcuni Stati del Sud degli Stati Uniti (in particolare Carolina del Sud, Florida e Georgia) la situazione viene monitorata costantemente e lo stesso Barack Obama si è visto costretto ad annullare un viaggio in quelle zone per sostenere la campagna elettorale di Hillary Clinton.

 

MILIONI DI BAMBINI IN PERICOLO – Tuttavia, secondo alcune organizzazioni internazionali tra le quali l’Unicef, la situazione sarebbe molto più grave ad Haiti: sono circa 4 milioni i bambini in pericolo nella repubblica caraibica a causa delle alluvioni che, nelle prossime ore, flagelleranno l’isola. Inoltre, ammonterebbe già a sette il numero delle vittime di Matthew e, a destare preoccupazione, non è solo la forza distruttiva dell’uragano in sé, quanto le precarie condizioni sanitarie in cui versa gran parte degli haitiani: vaste fasce della popolazione sarebbero fortemente esposte ai fenomeni naturali come il devastante terremoto che, nel 2010, causò circa 200 mila vittime.

Stando sempre ad alcuni portavoce dell’Unicef, il pericolo risiede non solo nel fatto che molte famiglie potrebbero rifiutare di abbandonare le proprie abitazioni, temendo atti di sciacallaggio, ma anche in una possibile contaminazione delle acque come conseguenza del ciclone, e che quindi colpirebbe maggiormente i più piccoli.

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