Le Pussy Riot, gruppo russo hanno osato oltraggiare Putin durante la messa nella Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca.
La capitale russa era blindata in attesa del processo evento, e aspettava con trepidazione la decisione dei giudici, anche se la condanna per le tre cantanti accusate era probabile. Le autorità hanno deciso di rafforzare in maniera notevole il cordone di sicurezza attorno al centro, in modo da evitare sommosse e manifestazioni, anche se per ora non è facile prevedere cosa accadrà dopo la pronuncia.
Attorno al tribunale sono state erette barriere umane e di acciaio per impedire l’accesso a persone e automobili, in modo da blindare al massimo la zona, e non consentire alla popolazione di protestare attivamente.
Sono arrivati a presidiare la zona anche dieci autobus di forze militari in tenuta antisommossa, per evitare scontri e disagi alla circolazione.
Le tre donne, erano accusate principalmente di incitamento all’odio religioso e vandalismo, Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Ekaterina Samutsevich, 30 anni, e Maria Alekhina, 24 anni avevano cantato il 21 febbraio scorso, incappucciate e con chitarre elettriche e amplificatori, una ‘preghiera punk’ nella cattedrale moscovita di Cristo Salvatore chiedendo alla Madonna di «cacciare Putin» dal potere.
Il mondo della musica si è mobilitato a favore delle tre cantanti, anche se questo non sembra aver smosso le coscienze della politica e del sistema giudiziario russi.
Gli avvocati delle donne, che hanno anche figli minori a carico, avrebbero già chiesto l’adozione preventiva, onde evitare che i bambini vengano affidati a famiglie sconosciute.

Tag: Pussy Riot, putin, Russia
Autore: Chiara Molinari
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