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Scossa di terremoto registrata tra Friuli e Veneto, mentre continuano le scosse a Finale Emilia

Anche oggi, all'alba, registrata una scossa di magnitudo 4,5. Questa volta, però, la zona interessata, quella dell'Italia dell'Est, nell'area delle Prealpi Venete, tra i Comuni di Tambro e Casso, per le provincie di Belluno e Pordenone. E l'Emilia? Anche a Finale Emilia, le solite scosse, l'ultima delle quali, di lieve entità, registrata nel corso della mattinata, tutto questo mentre la Commissione Grandi Rischi, ieri, metteva in guardia da altre possibili scosse future nella zona interessata dal sisma di fine Maggio o, potenzialmente, anche in quelle limitrofe.

9 giugno, 2012 by Giuseppe Genova in Italia con 0 Commenti

Non c’è tregua per la penisola italiana stretta nella morsa di un’azione sismica che pare non voler finire mai.

Questa notte interessata da una scossa  di terremoto di magnitudo 4.5, così come  registrata dall’Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia, la zona tra Veneto e Friuli, a ridosso delle Prealpi Venete, nelle province di Belluno e Pordenone e, più precisamente interessando l’area compresa tra i comuni di Tambre e Casso. Secondo i dati dell’INGV, l’evento sismico sarebbe stato caratterizzato da un ipocentro intorno a circa 7km  di profondità e avrebbe interessato le località di Hies D’Alpago (Belluno), Pieve D’Alpago (Belluno), Tambre (Belluno), Cimolais (Pordenone), Claut (Pordenone), Erto e Casso (Pordenone). Naturale lo smarrimento e la paura nella popolazione. Molti coloro scesi in strada e numerose le chiamate a Vigili del Fuoco e Protezione Civile, per un evento che, grazie a Dio, però, non ha determinato danni a persone o cose, eccezion fatta per le segnalazioni giunte da parte del primo cittadino di Chies d’Alpago, il quale ha segnalato minimi danni a qualche edificio.

Scosse nelle Prealpi Venete precedute da 4 lievi scosse registrate nella Pianura Padana. Tutto questo, mentre, nel corso del pomeriggio di ieri era giunto l‘allarme della Commissione Grandi Rischi che paventava la possibilità di altre scosse future, anche di una certa rilevanza, tra Finale Emilia e Ferrara, segnalando la possibilità che lo sciame sismico potesse ripercuotersi anche in aree limitrofe a quelle interessate ad oggi.

In questo clima di legittima preoccupazione nazionale, ma, talvolta, di eccessivo allarmismo generalizzato, giungono rassicuranti le parole di un  esperto, secondo il sismologo dell’Ingv Francesco Mele, infatti, non esisterebbe alcun tipo di  alcuna correlazione tra la scossa che ha interessato Friuli e Veneto e lo sciame sismico che da giorni flagella la regione emiliana. Ai microfoni di SkyTg24, lo stesso Mele ha precisato “Non possono essere messe in relazione  le scosse concentrate sulle province di Ferrara e Modena, di cui ha parlato la Commissione grandi rischi, e quella di oggi”, argomentando la propria affermazione, sottolineando  come la scossa di magnitudo 4,5, registrata nell’Italia dell’Est, avrebbe interessato  un’area, storicamente, caratterizzata da grandi terremoti, come testimoniato dal sisma del decimo grado registrato nel 1873 nel bellunese, o un altro evento, particolarmente intenso avvenuto nel 1890 nel Cadore. Esempi a suffragare, semplicemente, come l’area presenti, di per sé, una vocazione sismica importante, e quindi le scosse odierne rientrino in una casistica consolidata, sganciata totalmente dall’attività sismica fatta registrare in Emilia.

Al di là delle precisazioni d’obbligo, però, rimane l’atipicità di un periodo che, a memoria d’uomo, ognuno di noi fatica a comprendere e che costringe tutti a vivere in una sorta di cappa rivestita da timori e preoccupazioni catastrofiche, in una  sorta di lucido incubo quotidiano, nell’attesa di dimenticare questo periodo drammatico. Proprio l’incapacità di comprendere questi continui moti terresti porta alla ribalta anche le teorie più suggestive, per molti inverosimili, come fantomatici progetti globali per il controllo climatico o azioni di perlustrazione estrattiva, alla ricerca di giacimenti di gas metano, come, secondo alcuni, azioni di fracking avvenute proprio nella zona compresa tra Finale Emilia e Mirandola, teorie che, però, almeno fornirebbero una chiave di lettura ad una fenomenologia sisimica eccezionale.

Sia tutto questo mito o realtà, comunque, ci troviamo, anche in mattinata a registrare oggettivamente la consueta scossa, di magnitudo 3,  alle 7.47, da parte dell’INGV nel distretto sismico della Pianura padana emiliana, con Finale Emilia quale triste abbonato epicentro, ad una profondità di 8,5 chilometri, tutto questo in un contesto simil giapponese, ma, probabilmente, senza avere né le strutture né la cultura per reggere tali tipo di pressioni(sismiche e mentali).

 

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Autore: Giuseppe Genova

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