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Caso Pantani: l’avvocato della famiglia accusa "indagine piena di buchi"

La riapertura del caso sul decesso di Pantani, ottenuta dalla famiglia dello sfortunato corridore grazie alle investigazioni difensive portate avanti dall’avvocato Antonio De Rensis, ha scatenato ovviamente molte reazioni e domande nell’opinione pubblica.

L’avvocato della famiglia del campione ha impiegato quasi un anno per arrivare a smontare le conclusioni alle quali era arrivato il Pm che per primo ha indagato sul caso ed anche grazie alla perizia effettuata dal medico legale da lui incaricato, la ricostruzione su come è morto il ciclista è stata messa in discussione. Ora che le indagini sono ripartite da zero bisognerà pazientare, perchè i tempi per arrivare ad una nuova verità si preannunciano lunghi ed è proprio l’avvocato a farlo presente, affermando che ci vorranno mesi di lavoro, in quanto il materiale che il Pm a cui sono state affidate le nuove indagini dovrà esaminare, è moltissimo.
Il Pm dovrà ripartire dalle accuse lanciate in tutti questi anni dalla madre del ciclista, la quale ha sempre gridato al mondo la convinzione che il figlio non si sia tolto la vita, e dai mesi di indagini condotte dalla difesa, la quale ha presentato alla procura di Rimini un gran numero di incartamenti, sintetizzati dal legale in poco più di cento pagine ricche di date e osservazioni.

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In attesa dei nuovi sviluppi, l’avvocato ha risposto al pm titolare della prima inchiesta, il quale non ha gradito la riapertura del fascicolo. L’avvocato ha affermato che la volontà sua e della famiglia del ciclista è quella di rendere palese:

“Cosa non è stato fatto all’epoca dei fatti”.

Quindi, dopo aver affermato di non avere idea di chi possa aver ucciso Pantani, ha affermato di avere grande fiducia nell’operato della giovane Pm che è stata chiamata ad indagare su quanto è accaduto in quel febbraio di 10 anni fa.

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