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Marco Pantani: dietro la morte del Pirata l’ombra della mafia?

Sono passati ormai 15 anni dal lontano 1999, quando l’amato  Marco Pantani, detto il Pirata, è stato trovato morto per overdose da cocaina nella stanza di un residence di Rimini. All’inizio si era parlato di un suicidio, ma da subito molti  i dubbi sulle cause della morte del ciclista all’epoca 34enne.

A distanza di anni, grazie da una nuova inchiesta aperta dalla Procura di Forlì, sono stati trovati nuovi indizi che collegherebbero la morte del giovane Pantani alla camorra. La mamma Tonina e tutti i suoi fan si erano sempre battuti per dimostrare che il ciclista non si era suicidato, ma che dietro la sua morte c’erano sicuramente altri motivi ancora oscuri.
In particolare si è indagato sulla ragione che nel 1999 aveva portato all’eliminazione del Pirata dal Giro d’Italia, prima della partenza della penultima tappa a Madonna di Campiglio.
La nuova inchiesta aperta dalla Procura di Forlì vuole continuare a far luce sul caso, in particolare è stato aperto un nuovo fascicolo che riguarda l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva a carico di ignoti. Sono molte le persone coinvolte nella vicenda Pantani  interrogate dalla Procura in questi giorni.

Durante la ricostruzione della vicenda, che portò all’allontanamento di Pantani dal Giro, emerge la figura del criminale Renato Vallanzasca che negli anni ’70 aveva dominato la cronaca nera per i suoi memorabili furti, rapine e sequestri. L’ex latitante, attualmente condannato a 4 ergastoli e 295 anni di reclusione, nella sua biografia aveva dichiarato che in prigione un detenuto collegato ai clan camorristici gli aveva consigliato di scommettere tutti i suoi soldi sugli avversari di Pantani, assicurandogli che il ciclista sicuramente non avrebbe completato la corsa a tappe.
Pantani, infatti, fu escluso proprio alla penultima tappa di Madonna di Campiglio proprio come aveva previsto l’informatore di Vallanzasca. La Procura di Forlì ipotizza che ai tempi del Giro d’Italia la camorra gestiva un giro di scommesse clandestine e che però aveva commesso l’errore di accettare troppe puntante sulla vincita di Pantani. Se ciò fosse accaduto i clan avrebbero perso ingenti somme di denaro dato che Marco, fino a quel punto, dominava il Giro e molto probabilmente avrebbe vinto.

Prima dell’arrivo all’ultima tappa di Milano, quindi, la camorra avrebbe deciso di mettere per sempre fine alla sua corsa facendolo squalificare dal Giro d’Italia.
Tutto ha inizio il 25 Maggio del 1999 quando il Pirata si era sottoposto ad un controllo antidoping dal quale ne era uscito pulito. L’Unione Ciclistica Internazionale in quell’occasione avrebbe voluto squalificarlo, ma alla fine Pantani continuò la Corsa Rosa.
Il successivo 5 giugno Pantani venne sottoposto ad un ennesimo controllo dell’Uci dal quale risultò l’ematocrito alto di circa 1.9 punti al di sopra del limite tollerabile. Il Pirata venne squalificato dal Giro. Quello che non torna è che la sera prima, lo stesso Pantani, aveva misurato da solo questi valori nella sua stanza di albergo e tutto era nella norma. Il pomeriggio del giorno dopo, il ciclista si era inoltre fermato ad Imola in un laboratorio accreditato per misurare nuovamente i valori che anche in questo caso erano risultati perfetti.

Il dubbio potrebbe essere, quindi, che le provette con il sangue di Pantani siano state manomesse anche perché si è scoperto che i contenitori non erano sigillati, altra anomalia nella selva dei mille misteri della vicenda.

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