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Daniela Poggiali: selfie con i pazienti morti e 87 morti sospette, si complica la posizione dell’infermiera di Lugo

Proseguono a ritmo serrato le indagini su Daniela Poggiali, l’infermiera di Lugo nei cui confronti è stata emesso da parte del Tribunale di Ravenna, ad Ottobre, un provvedimento di custodia cautelare a seguito della morte dell’ 8 Aprile di Rosa Calderoni. L’ accusa orrenda quella di aver ucciso alcuni pazienti “scomodi” attraverso alcune iniezioni letali. La stessa vittima sarebbe morta in seguito ad una massiccia presenza di cloruro di potassio, presenza che fa escludere qualsiasi ipotesi di errore umano, visto che la sostanza, per la sua pericolosità, viene custodita in un’apposita area e non fa parte del carrello dei farmaci abitualmente utilizzato dal personale ospedaliero.

Secondo quanto ha reso noto l’Ansa, nelle carte processuali si parla di un numero “eccessivo” di morti, riscontrate quando l’accusata era di servizio nel reparto ospedaliero. Il numero delle morti “di troppo” sarebbe addirittura quello di  87 casi. Nella statistica sono stati considerati i decessi avvenuti negli ultimi 2 anni nell’ospedale di Lugo, in totale 191, e di questi ben 139 si sono registrati  nel reparto in cui operava la Poggiali. Inoltre, verificando i turni di servizio dell’infermiera, si è scoperto che quando era in servizio in un altro reparto, il numero dei decessi scendeva in modo drastico, almeno due volte e mezzo. Tutto questo è stato posto all’attenzione del Tribunale del Riesame da parte dell’accusa per chiedere che a Daniela Poggiali sia confermata la permanenza in carcere. Nella stessa consulenza è stato evidenziato come, dal momento dell’allontanamento dal reparto della Poggiali, il numero dei decessi sia calato in modo significativo in confronto rispetto ai dati dell’anno precedente. Un’analisi che mette in evidenza risultati agghiaccianti, e che portano a ritenere che l’indagata abbia messo in atto un’opera di eliminazione di pazienti “scomodi”, in modo sistematico.

La Poggiali, già mediaticamente ribattezzata  “l’angelo della morte”, inoltre, appare  immortalata in alcuni “selfie” nei quali appare sorridente, accanto a pazienti appena deceduti. Nonostante le gravi accuse contro di lei, Luigi Conficconi, il suo fidanzato, continua a credere alla sua innocenza e lo ha recentemente ribadito anche in una intervista concessa alla trasmissione “Mattino 5“.
Daniela Poggiali, pur ammettendo di aver commesso degli errori, scattando le foto con i cadaveri, sostiene di non essere un’assassina, ma i PM nelle loro accuse la dipingono come una donna che si era erta ad “arbitro” della vita dei suoi pazienti, decidendo con freddezza quali dovevano vivere o morire, prendendo di mira pazienti “scomodi” o con familiari “pressanti”, ed escludendo a priori le ipotesi di qualunque pseudo finalità “umanitaria”  o di eutanasia.
Per il momento le accuse sono relative ad un solo decesso, ma le indagini proseguono e gli inquirenti sono certi di poter trovare delle prove che dimostrano come la Poggiali sia un killer seriale.
L’avvocato della Poggiali, Stefano Della Valle, al contrario, ribadendo che l’accusa nei confronti della sua assistita riguarda un solo decesso, e che intende provare che l’anziana è morta a causa di un ictus, liquida le statistiche messe in evidenza dall’accusa con un laconico “lasciano il tempo che trovano“.
Anche molte colleghe dell’ospedale di Lugo dipingono un buon ritratto di Daniela Poggiali, descrivendola come una grande lavoratrice, molte volte esuberante, ma veloce e precisa. Una tesi che non è per niente condivisa dall’accusa.

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