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Milano, truffa con i “Carbon Credit” per finanziare il terrorismo islamico

Sfruttavano i meccanismi del protocollo di Kyoto per ricavare utili enormi, da reinvestire in parte per finanziare il terrorismo islamico. Questo è quanto ricostruito dalla Procura di Milano, che ha iscritto nel registro degli indagati 38 persone e disposto il sequestro su beni e contanti per un valore di 80 milioni di euro. Le cifre in gioco sarebbero però molto superiori, poco più di un miliardo di euro secondo le prime informazioni.

L’uomo cardine dell’operazione un pakistano con residenza a Preston, in Inghilterra, amministratore della SF Energy Trading Company, società milanese operante nel settore dei cosiddetti “Carbon Credit”.

Gli accordi di Kyoto, imponendo un tetto massimo di emissioni inquinanti per ogni Stato, concedono la possibilità alle aziende più virtuose di vendere la loro quota rimanente ad altre più inquinanti, purchè non si oltrepassi la soglia totale consentita. I titoli che rappresentano queste quote sono definiti “Carbon Credit”, e proprio la compravendita di questi ultimi era la principale fonte di guadagno per le organizzazioni criminali coinvolte, la prima anglo-pakistana e la seconda franco-israeliana.

I due gruppi agivano spesso in sinergia muovendosi attorno alla SF Company e a un’altra società, anch’essa italiana.
Le due aziende sfruttavano piccole compagnie fittizie per acquistare i Carbon Credit da altri Paesi europei, senza imposte aggiuntive.
I titoli venivano poi gravati di Iva del 20% e rivenduti ad altre società gestite da prestanome, che poi li avrebbero poi rigirati agli acquirenti finali, all’oscuro di tutto.

I pm milanesi hanno stimato proventi per circa 1.150 milioni di euro, smistati su conti correnti situati in zone a fisco agevolato come Cipro, Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti. Proprio da Dubai il denaro potrebbe essere arrivato anche ad alcune organizzazioni terroristiche islamiche, ma le indagini in questo senso richiederanno ulteriori approfondimenti, e per ora il Paese non ha garantito piena collaborazione. Anche per questo motivo la cifra recuperata è di soli 80 milioni di euro, su un totale di più di un miliardo.

 

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