Charlie Hebdo: fu complotto?

di Redazione
In Curiosità
30 ottobre 2015
Commenti:

Sono trascorsi 9 mesi dall'attentato al giornale satirico francese Charlie Hebdo: solo qualche giorno fa, però, ha parlato la compagna di Stéphan Charbonnier, direttore della rivista, sostenendo che l'attentato è stato programmato.

 

Una mattina molto strana

La compagna del direttore di Charlie Hebdo, ovvero di Stéphan Charbonnier, ha deciso di raccontare quanto accaduto poche ore prima che accadesse il tragico fatto.
Valérie, durante l’intervista rilasciata al quotidiano “Le Parisien“, ha sottolineato il fatto che Stéphan, quella mattina, si era alzato molto prima rispetto agli altri giorni, aggiungendo che sembrava parecchio agitato, come se avesse fatto un brutto sogno.
Come consuetudine, il direttore del giornale andò a comprare dei croissant per fare colazione con lei, ma una volta rientrato a casa, Stéphan si dimostrò assai pensieroso e spaventato.
La donna sostiene che il compagno gli fece notare la presenza, vicino alla loro abitazione, di  un’auto nera parcheggiata a pochi metri dal portone dove abitava lei: Stéphan aggiunse che all’interno dell’abitacolo si trovavano due uomini vestiti come dei Man in Black.
Il completo elegante nero insospettì ulteriormente il direttore della rivista il quale, secondo la ricostruzione di Valèrie, si innervosì parecchio e cercò di capire di chi si trattasse e del perché quell’auto si trovava proprio lì
Valèrie ha aggiunto che non prese molto in considerazione la paranoia di Stéphan, che ultimamente sembrava teso, credendo che si trattasse solo del frutto della sua immaginazione: la donna racconta che cercò di rassicurarlo, riuscendoci, facendolo sorridere.
Questo è l’ultimo ricordo che Valèrie ha del suo uomo visto che egli perderà la vita poche ore dopo.
Valèrie ha proseguito l’intervista mettendo in risalto il fatto che ha voluto far notare questo particolare al giudice, ma che è stata ignorata e non ha ottenuto alcuna risposta, come se tale dettaglio non fosse stato preso in considerazione dalle autorità.

 

Debiti e prestiti: il mistero degli investitori.

Valèrie ha voluto raccontare, durante la sua lunga intervista, che la paranoia e tensione di Stéphan, era frutto di una motivazione ben precisa: la rivista aveva il conto in rosso, per un ammontare di 200 mila euro.
La donna sostiene che Stéphan stava facendo il possibile per salvare il suo giornale: non gli importava come e quando, ma la sua creazione doveva sopravvivere a tutti i costi.
Proprio questa sua voglia di trovare i fondi, secondo Valèrie, ha portato il suo compagno a frequentare alcuni miliardari mediorientali, che sembravano essere molto interessati a prestare il denaro per mantenere in vita la rivista satirica.
Dopo alcuni incontri, il sorriso iniziò a dipingersi sul volto di Stephén: sempre la compagna racconta che l’uomo, la sera prima del tragico evento, sostenne di aver trovato i soldi per mantenere attivo il suo giornale.
Ma su questa teoria, espressa dalla donna, ci sono delle voci contrastanti espresse da alcuni collaboratori di Charbonnier, conosciuto anche come Charb, soprannome che gli venne dato in redazione.
Due collaboratori, che hanno preferito mantenere l’anonimato, hanno spiegato, durante l’intervista al medisomo giornale, ovvero al Le Parisien, che è praticamente impossibile che Charb avesse ottenuto i soldi da investitori esterni al giornale.
Ciò perché l’unico modo per ottenere denaro consisteva nel richiedere delle donazioni ai lettori della rivista.
Patrick Pelloux, amico del direttore nonché giornalista della stessa rivista, sostiene che lui era una delle poche persone a conoscenza della situazione finanziaria del giornale.
Sempre per Le Parisien, Pelloux ha raccontato che, dopo di verso tempo, Charb iniziò ad essere meno teso, in quanto pare fosse riuscito a racimolare circa 170 mila euro, senza però entrare nel dettaglio di come fosse riuscito ad ottenerli.
Persiste dunque il dubbio su questa particolare tesi visto che, coloro che sono stati intervistati, hanno dato versioni diverse in merito all’argomento debiti e donazioni al giornale.

Il furto a casa del direttore di Charlie Hebdo

Valèrie, per concludere la sua intervista, ha raccontato anche di un particolare episodio accaduto tre giorni dopo la morte del suo uomo.
Qualcuno, la cui identità è ancora sconosciuta, ha scassinato la porta dell’appartamento dove viveva Stéphan, rubando alcuni oggetti appartenenti all’uomo e collegati alla rivista, tra i quali spiccano un computer ed alcuni documenti.
La donna ha cercato di battere proprio su questo particolare aspetto sostenendo che, secondo il suo punto di vista, la chiave del mistero che si aggira attorno all’attentato è racchiusa proprio in quel computer rubato.
Per questo Valèrie sta insistendo affinché le Forze dell’ordine facciano il possibile per poter trovare, al più presto, il bene sottratto al defunto direttore di Charlie Hebdo.

 

 

 

Commenta la notizia, cosa ne pensi?

 

  • Seguici su Facebook

  • Seguici su G+