Libia: due ostaggi italiani uccisi durante uno scontro a fuoco a Sabrata

di Redazione
In Attualità
4 marzo 2016
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In Libia, due dei quattro italiani dipendenti della Bonatti, rapiti nel 2015, sono stati uccisi in uno scontro a fuoco a Sabrata. Vivi gli altri due, ma restano prigionieri dei sequestratori.

 

In uno scontro a fuoco avvenuto nella zona ovest della Libia, a Sabrata, sono rimasti uccisi Salvatore Failla e Fausto Piano, due dei quattro dipendenti della Bonatti, che erano stati rapiti lo scorso anno mentre si trovavano per lavoro nel paese africano. Sono ancora vivi i loro due colleghi, Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, ma le autorità non sanno chi siano i loro sequestratori.

A seguito di questa vicenda il governo italiano, secondo Giacomo Stucchi, presidente del “Copasir” potrebbe decidere di inviare dei militari italiani in Libia. La notizia dell’uccisione dei nostri connazionali è arrivata con una nota diramata dalla “Farnesina” e si ipotizza che al momento del conflitto a fuoco nel quale sono rimasti uccisi, Failla e Piano fossero nel mezzo di un trasferimento da parte dei sequestratori. Prima di questa vicenda la sensazione era che il rapimento dei quattro italiani fosse stato portato a termine da bande locali, e che i prigionieri fossero tenuti tutti in un unico posto.

 

Ora, dopo la sparatoria, lo scenario potrebbe cambiare e si cerca di capire se lo scontro a fuoco sia avvenuto tra la banda di rapitori ed uomini dello Stato Islamico. Per chiarire questo dubbio è necessario identificare gli altri che sono stati uccisi nello scontro a fuoco. Intanto è stata convocata con la massima urgenza una riunione del Comitato per la sicurezza, e Giacomo Stucchi si è augurato che i corpi dei due italiani uccisi possano essere presto trasportati in Italia. Nello stesso tempo si cerca di mantenere il massimo riserbo intorno a questa vicenda visto che ci sono altri due italiani in mano ai sequestratori e si teme anche per la loro vita.

Per Stucchi la priorità assoluta è il loro salvataggio. Numerosi sono i messaggi di cordoglio, tra cui quello di Laura Boldrini, che ha parlato a nome suo ed anche dei deputati di Montecitorio. Nei loro paesi di origine c’è anche l’angoscia delle rispettive famiglie, che chiedono comunque di rispettare il loro dolore. Indagini sulla vicenda sono state aperte anche dalla Procura di Roma, con i magistrati che attendono di vedere le carte relative. Polemiche anche nelle aule parlamentari.

 

 

 

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