Zika: l’Oms raccomanda di rinviare le gravidanze nei Paesi a rischio

di Redazione
In Attualità
10 giugno 2016
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Il virus Zika continua a espandere la sua zona di contagio. Ora l'Oms cerca nuove vie per contenere i rischi: il rinvio delle gravidanze sembra il metodo migliore.

 

Partito dal Brasile, il virus Zika ha già colpito 58 Paesi dell’America Latina e presto giungerà nel sud degli USA. Secondo l’Oms, che non dispone ancora di un vaccino affidabile, una nuova strategia potrebbe essere quella di evitare il sesso e le gravidanze. È quindi questo l’appello che l’Organizzazione mondiale della sanità rivolge alle coppie residenti in America Latina: astenersi dal sesso fino a quando non ci saranno nuovi rimedi sicuri, in modo da ridurre le nascite di bambini affetti da microcefalia.

Tutto ciò nasce dalle nuove scoperte dell’Oms secondo le quali il virus, sebbene il principale vettore sia la zanzara Aedes aegypti, si sia anche largamente e velocemente diffuso attraverso il liquido seminale degli uomini infetti. Ovviamente quindi, l’Oms non condanna i rapporti sessuali in genere, ma solo quelli non protetti o a scopo riproduttivo. All’inizio, l’ente distingueva le donne residenti dalle donne che visitavano uno dei Paesi colpiti e non dava indicazioni a quest’ultime su come comportarsi; ora, invece, lancia un nuovo appello rivolto anche alle turiste: rimandare di almeno due mesi l’inizio di una gravidanza; mesi che salgono a sei se uno dei due partner presenta i sintomi della malattia, come per esempio la sindrome di Guillain-Barré.

 

La malattia rappresenta un’emergenza per il continente americano, dove solo in Brasile i contagi sono circa 1,5 milioni, anche se il numero cresce di ora in ora. Il vaccino potrebbe essere un’ottima soluzione, ma non sarà testato prima di 18 mesi; fino ad allora quindi l’Oms cerca di trovare un modo per eliminare le zanzare portatrici del virus e di ridurre le nascite di bimbi malati. È risaputo infatti che Zika, attraverso le mamme infette, causa microcefalia nel neonato (cranio molto più piccolo rispetto alla media per età e sesso) ma anche disturbi nervosi nel soggetto portatore, come paralisi progressiva agli arti.

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