Caravaggio: chi è il vero San Matteo della “Vocazione”?

di Redazione
In Attualità
25 dicembre 2012
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Non ci sono né le atmosfere né la suspense del Codice da Vinci, tanto care al grande pubblico, ma è innegabile che cancellare in un sol colpo quasi quattro secoli di analisi critiche non è una faccenda di poco conto. A prendersi questa responsabilità, sistematizzando teorie che vanno avanti da qualche decennio, sono gli studiosi […]

 

Non ci sono né le atmosfere né la suspense del Codice da Vinci, tanto care al grande pubblico, ma è innegabile che cancellare in un sol colpo quasi quattro secoli di analisi critiche non è una faccenda di poco conto. A prendersi questa responsabilità, sistematizzando teorie che vanno avanti da qualche decennio, sono gli studiosi che con Maurizio Cecchetti hanno dato vita al volumetto edito da Medusa “Caravaggio, dov’è Matteo?”, e il loro “campo di indagine” è uno dei dipinti più famosi e significativi del maestro milanese, la “Vocazione di San Matteo”.

La grande tela, collocata nella Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, ritrae il Cristo che, accompagnato da San Pietro, chiama all’apostolato il gabelliere Levi, seduto ad un tavolo con altre persone: come narrano le Sacre Scritture, Levi, rispondendo al Messia, si converte e muta il suo nome in Matteo.

 

Per secoli (per lo meno dalla biografia di Caravaggio firmata da Pietro Bellori alla fine del Seicento) i critici non hanno avuto dubbi sull’identificazione dei protagonisti della scena, carica di richiami allegorici e citazioni artistiche (il modo in cui Gesù indica Matteo è molto simile alla creazione dell’Uomo di Michelangelo nella Cappella Sistina, ad esempio): San Matteo è il personaggio barbuto al centro, distinto e ben vestito, che nell’aspetto richiama il sovrano francese Enrico IV, e che indica verso se stesso.

E’ quest’ultimo punto, però, a scatenare i dubbi degli studiosi: e se quel personaggio non stesse indicando se stesso, ma il ragazzo chino a capotavola? Ammirando la tela da vicino, qualche dubbio sulla direzione a cui indica il dito è più che legittimo, come sembra, inoltre, che Cristo guardi più verso il ragazzo che verso il personaggio centrale. Quel ragazzo, d’altronde, è l’unico che sta contando dei soldi, come avrebbe fatto il personaggio evangelico, e il fascio di luce che taglia la penombra caravaggesca avrebbe proprio nella sua testa il vertice.

La scena, dunque, ritrarrebbe una conversione ancora in corso, sofferta, transitoria: una trovata dell’inquieto Caravaggio, malgrado le convenzioni dell’epoca prevedessero la raffigurazione dei protagonisti delle opere in posizioni centrali, e dei santi in età avanzata (anche se non sono pochi gli esempi contrari).

Il mondo dei critici è diviso: c’è chi liquida queste ipotesi come una bolla di sapone, quasi un affronto alla tradizione, e chi invece inizia a vedere il capolavoro sotto una nuova luce. Il dibattito sembra destinato a durare ancora a lungo.

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