Da domani nei cinema “Pride”, un Full Monthy 2.0 per non solo ridere. Recensione e trailer

di Redazione
In Cinema
10 dicembre 2014
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Reduce dalla calorosa accoglienza di Cannes arriva sui grandi schermi italiani "Pride" una divertente drama-comedy sospesa tra "Full Monty" e "Grazie, signora Tatcher"

 

Esce in questi giorni in Italia il film “Pride“, diretto dal regista Matthew Warchus, arrivato al cinema dopo la lunga formazione di stampo teatrale.

La pellicola narra le vicende, tratte da un fatto di cronaca realmente accaduto, relative allo sciopero dei minatori avvenuto nel 1984 in Gran Bretagna. Il periodo di riferimento è quello caratterizzato dal pugno duro adottato dalla Thatcher; le contestazioni portarono i minatori a solidarizzare con gli attivisti del movimento gay denominato LGSM (ossia Lesbians and Gays Support the Miners). Come nella realtà nel film viene mostrata la raccolta fondi che i gay hanno voluto promuovere per i minatori stessi. Dopo un primo momento di imbarazzo, i minatori accettarono di buon grado di farsi aiutare riuscendo, successivamente, ad appoggiare le lotte degli stessi gay, penalizzati a loro volta dalle decisioni della “Lady di ferro”.
La storia viene raccontata da Warchus utilizzando il classico humour inglese che riesce a coinvolgere gli spettatori, grazie a diverse battute molto argute, alle quali vengono associate una serie di scene molto divertenti, come quella che mostra un omosessuale che balla davanti ad una schiera di minatori (con in sottofondo la canzone “Shame shame shame”), rimediando sonori e convinti applausi al termine dell’esibizione stessa.
Divertimento, quindi, accompagnato da momenti molto emozionanti e commoventi. Infatti, vengono presentate accorate battaglie contro il Governo inglese, alcune delle quali perse.
Altre battaglie sono quelle condotte dai due gruppi (minatori e omosessuali) contro il pregiudizio della gente, la loro indifferenza e l’ignoranza delle persone più intolleranti.

 

Per il cast il regista ha scelto di unire figure ormai conosciute nel mondo del cinema (come Bill Nighy, Dominic West e Paddy Considine) ad altre meno note, che contribuiscono a rendere ancora più reale la storia. I protagonisti sono lesbiche, punk e gay, questi ultimi divisi tra persone più disposte alla lotta e altre che non sentono, invece, la necessità di affermare la loro importanza all’interno della società. Il regista narra una storia importante attraverso le vicende personali di alcuni dei personaggi del film; questo permette, oltre alla lotta sociale dei due gruppi, di porre in evidenza ulteriori tematiche, come quella dell’AIDS che, proprio nei primi anni ’80 iniziava a diffondersi in Europa, oppure la paura che impediva a molti omosessuali di manifestare le proprie tendenze in tema di sessualità ai familiari (molte famiglie erano decisamente conservatrici e fondate su principi religiosi ormai radicati). La pellicola mostra la presa di coscienza che aumen via via con i minuti, permettendo ai protagonisti di arrivare al termine della pellicola sicuramente più adulti, non da un punto di vista anagrafico, ma in termini di presa di coscienza dei propri diritti, limiti e possibilità.

 

 

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