Il Codice Da Vinci: le falsità che si celano dietro il libro di Dan Brown

di Redazione
In Misteri
25 giugno 2012
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Nel suo testo, “Il Codice Da Vinci tra falsità e verità", Giovanni Peccarisio, giovane laureato alla Libera Università della Scienza e dello Spirito di Dornach (Svizzera), sviluppa una teoria volta alla scoperta delle falsità che, secondo lo scrittore, si celerebbero dietro il libro di Dan Brown.

 

Prima di esporre il proprio pensiero, l’autore fa una precisazione: il suo discorso è lungi dal perorare la causa in difesa dei dogmi della Chiesa. Infatti, continua a spiegare, anche il Vaticano ha da sempre tenute nascoste delle verità. Proprio per questo, le precisazioni riportate nel testo sono frutto di una ricerca personale e svincolata da qualsiasi confessione religiosa.

L’obiettivo dell’articolo è quello di consentire alle persone di distinguere tra ciò che è vero e falso e riuscire a riconoscere, laddove fosse necessario, delle affermazioni fallaci.
Il punto di partenza della teoria esposta da Peccarisio è il fatto che le affermazioni, riportate su “Il Codice Da Vinci”, sono tutte basate su fondamenti inesistenti o inesatti.
Nella sesta riedizione dell’opera di Dan Brown, infatti, aggiunge l’autore, la pagina dei riferimenti storici è stata completamente eliminata, per poi ritornare in una successiva edizione tascabile.

 

Peccarisio affronta il discorso attaccando il libro in alcuni punti fondamentali e facendo un confronto con delle fonti storiche.
Il primo elemento di dissenso, che l’autore ha trovato nel libro di Dan Brown, è il riferimento al Concilio di Nicea, indetto da Costantino del 325 d.C. Secondo il libro, fu durante il Concilio che i vescovi approvarono a maggioranza il dogma della divinità di Cristo.
L’inesattezza, riporta Peccarisio, è il fatto che, secondo i documenti, durante il Concilio si discusse, in realtà, di come il Figlio di Dio potesse al contempo essere uomo. La Sua origine divina, quindi, non fu mai messa in discussione.
Questa distorsione della realtà, aggiunge l’autore, dimostrerebbe la volontà di minare la verità dei fatti attraverso delle informazioni confuse e create ad arte.

Il secondo punto su cui si basano le contestazioni riferite al Codice Da Vinci, riguarda i ritrovamenti fatti a Qumran e gli scritti copti di Nag Hammadi. L’elemento discordante sarebbe un errore di data riportato nel libro.
Secondo quanto affermato da Dan Brown, infatti, i rotoli furono ritrovati a Qumran nel 1950. La storia, invece, insegna che gli scavi furono condotti nel 1947. Questo, secondo Peccarisio, denota il pressappochismo dell’autore nel trattare le informazioni. Inesattezze costruite per creare confusione intorno a delle conoscenze esoteriche palesemente false.
Parlando ancora dei rotoli ritrovati nel Mar Morto, l’autore dell’articolo sottolinea come, in realtà, essi non trattino della vita di Cristo perché sono testi ebraici.
I rotoli di Nag Hammadi, inoltre, al contrario di quanto scritto nel Codice Da Vinci, non parlano di Gesù esaltando la sua umanità, si riferiscono invece al suo carattere divino. Inoltre, è impossibile che siano stati ricavati da migliaia di scritti, perché, al tempo, la maggior parte della popolazione era analfabeta.
Peccarisio, in questo passaggio, vuole sottolineare come una Verità che non può essere negata, viene trasformata a proprio piacimento nel suo opposto.
Per quanto riguarda invece la “realtà” sconvolgente raccontata nel libro, riferita al fatto che Gesù si sposò con la Maddalena, ebbe dei figli, capostipiti della discendenza regale dei Merovingi, e che queste informazioni sono state mantenute in vita grazie al mitico Priorato di Sion, è tutta una costruzione di fantasia.
Gli episodi raccontati nascono per creare dei complicati intrecci con altri eventi quali il Santo Graal, i Templari, i Catari e via discorrendo.

Tutte queste falsità, afferma Peccarisio, sono costruite per portare i lettori a scardinare i dogmi su cui si fonda la propria fede, rendendo le persone vulnerabili a un tipo di comunicazione manipolatrice.
Anche l’esistenza del Priorato di Sion è un’invenzione. I riferimenti storici su cui si fonda, infatti, sarebbero nient’altro che scritti falsi manipolati e diffusi in un periodo storico particolare.
Secondo Peccarisio, dunque, i racconti contenuti ne Il Codice Da Vinci, così come in altri testi, sono delle menzogne create per destabilizzare la coscienza dell’uomo occidentale. Anche la perdita delle certezze religiose, minate da quanto affermato nel libro di Dan Brown, è volta al raggiungimento dello stesso obiettivo. Obiettivo che si racchiude nel rendere l’essere umano incapace di avere un pensiero libero.

In conclusione, Peccarisio suggerisce un modo per far fronte a questo pericolo: conoscere le strategie del condizionamento e cercare sempre di farsi un’idea propria su quanto la società cerca di propinare come vero.

 

 

 

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