Il regista di Gomorra colpisce ancora: 10 minuti di applausi a Cannes per il suo “Dogman”

di Redazione
In Attualità
17 maggio 2018
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Dieci minuti di applausi, al termine della prima proiezione di "Dogman", hanno accolto Matteo Garrone alla 71/a edizione del Festival di Cannes.

 

La pellicola, ispirata al feroce racconto del Canaro della Magliana, da Sabato 17 Maggio sarà presente in 370 sale cinematografiche italiane, per la 01 distribuzione.

Ho fatto del mio meglio“, spiega un Garrone visibilmente emozionato, “in questo film racconto il riscatto di un uomo“. A calcare la scena del Grand Théâtre Lumière, presenti in sala insieme a lui, i due attori protagonisti Marcello Fonte ed Edoardo Pesce.

 

Due performance d’eccezione, che hanno contribuito alla riuscita di un lavoro molto apprezzato dalla critica della Promenade de la Croisette, al punto che l’acclamazione si è estesa per lunghi dieci minuti: un riconoscimento che conferma, ancora una volta, l’apprezzamento indiscusso per un regista che si era già contraddistinto per Gomorra, Reality e Il Racconto dei racconti, vincendo numerosi premi italiani e internazionali.

Ma il trionfo ufficiale di Garrone è ancora in corsa verso la vittoria, un momento magico che si concluderà il 19 Maggio, con la proclamazione del vincitore al Festival di Cannes.
Partito da una cruenta storia vera, che si consuma nel quartiere Portuense della periferia di Roma, il regista racconta una trama completamente nuova, dissolta tra gli sviluppi di scene mai scontate e scenari del tutto inaspettati.

Il microcosmo del protagonista e degli altri attori del film sembra orbitare intorno a un teatro di emozioni contrastanti, dove il pubblico può identificarsi nel tutto e nel suo contrario senza che nemmeno se ne accorga. “Dogman” sembra concretizzare un nuovo genere di cinematografia, fondata su un cumulo di dettagli impressionanti che rendono la scena uno sfondo dove lo spettatore può immergersi, per sentire di appartenere al personaggio nel meglio o nel peggio di lui. Una sorta di simbiosi, dunque, sin dalle prime battute, tra chi osserva e chi recita, che porta ad un’identificarsi immediato con ciascuna delle comparse.

Di violenza ce n’era molta nella storia del Canaro dal quale il film trae l’ispirazione, ma di quella stessa ferocia non v’è traccia alcuna; tutto è puntato su dinamiche umane che avvolgono in un concerto di note dal nero al rosa. Probabilmente è questa la forza che accompagnerà Garrone dal suo dogmaniano debutto alla notte della premiazione, che tra i winners potrebbe riportare proprio il suo nome.

 

 

 

 

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