Riforma psichiatrica sui minori con problemi mentali: elettroshock e sterilizzazione

di Redazione
In Misteri
6 giugno 2012
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A seguito di un progetto di riforma psichiatrica in Australia che riguarda i minori con problemi mentali e i loro genitori in quanto persone che li tutelano, la direttrice scolastica Alison Tarrant Perth ha scritto una lettera pubblica il 29 febbraio 2012 per dimostrare la sua preoccupazione in merito.

 

La direttrice aveva ricevuto la notizia riguardo a questa riforma ma era incredula e perciò si meravigliò quando scoprì (consultando il sito governativo nella sezione inerente alla salute mentale) che il progetto di legge era veramente partito e parlava di proposte alquanto incredibili.
Nei paesi come Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada ed Australia (cioè i paesi un tempo sotto il controllo dell’impero britannico) infatti si fa sempre più strada la proposta di leggi che danno il diritto ai minori definibili “maturi” dalla sanità pubblica, di decidere della propria salute senza avere il consenso dei propri genitori.
Questo potrebbe portare, ad esempio, al lavaggio del cervello di un qualsiasi ragazzino indifeso (senza la presenza di genitori), il quale potrebbe firmare il consenso allo svolgimento di pratiche pericolose sul suo corpo.

Questa proposta di legge parla di:

 

STERILIZZAZIONE: basta che uno psichiatra decida di ritenere maturo un minore, che questo può decidere di farsi sterilizzare senza la necessità del consenso da parte dei genitori.
I requisiti per la procedura di sterilizzazione infatti dicono che non può essere sterilizzata una persona che ha problemi mentali, eccetto se questa stessa persona, anche di età minorile, abbia sufficiente maturità e riesca a comprendere in modo da prendere decisioni sulle questioni che lo riguardano.

GIA’ ALL’ETA’ DI 12 ANNI SARA’ POSSIBILE ACCONSENTIRE ALLA PSICOCHIRURGIA:
La psicochirurgia è un metodo chirurgico ed una tecnica che utilizza elettrodi intracerebrali per lesionare intenzionalmente in aree singole o multiple il cervello di un individuo per alterarlo in modo permanente. In certi territori australiani questa tecnica è stata vietata perchè la psicochirurgia crea danni irreversibili al cervello per rimozione fisica (lobotomia), causticazione o inserimento di elettrodi in determinate aree del cervello. Se il minorenne che si voglia sottoporre a tale tecnica viene ritenuto “maturo” in modo da poter decidere autonomamente, può farlo ma non prima dell’approvazione dal “Tribunale per la Salute Mentale” (MHT). Non è per questo richiesto consenso alcuno da parte dei genitori.
La psicochirurgia è però vietata in bambini di età inferiore a 12 anni.

ELETTROSHOCK: Questa stessa età è però sufficiente per acconsentire all’elettroshock seguendo la stessa prassi che serve per la psicochirurgia. Con l’elettroshock il cervello viene sottoposta alla scarica di una tensione di centinaia di volt che attraversa il cervello il quale se è di piccole dimensioni, come quello di un bambino, può essere distruttivo. L’elettroshock non può essere somministrato su un bambino di età inferiore ai 12 anni.

RECLUSIONE E CONTENZIONE: secondo la nuova legge i minori possono essere reclusi o legati ma non si specifica nulla in merito alle cure con somministrazione di farmaci e quindi in pratica i minori potrebbero essere obbligati a subire cure con farmaci che sono vere e proprie droghe. Se uno psichiatra ha solo il sospetto che un bambino sia affetto da malattia mentale può richiederne la reclusione fino a 2 settimane. In quel periodo i genitori non possono richiedere di riprenderlo in famiglia e riportarlo a casa. A discrezione dello specialista può essere anche richiesta al continuazione della reclusione/ricovero per uno o più periodi di 3 mesi. Durante il ricovero il minore può praticamente essere sottoposto a trattamento di farmaci, gli si può somministrare l’elettroshock se ha un’età superiore a 12 anni, può essere legato e costretto a continuare la cura farmacologica anche dopo il ritorno a casa. Ovviamente ciò può avvenire senza il consenso dei genitori. Con tale legge nel 2010/2011, il tribunale della salute mentale ha dato il consenso solo a 58 richieste su 1.248 a persone che volevano essere rilasciate dal ricovero.

 

 

 

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