Terremoto in Emilia: sotto accusa fracking e trivellazioni

di Redazione
In Misteri
7 giugno 2012
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Il terremoto in Emilia, zona finora considerata a basso rischio sismico, porta con sé grosse polemiche e i complottisti si scatenano sui loro blog, tirando in ballo fracking, trivellazioni, sistemi militari top secret e, ancora una volta, prevedibilità dei terremoti.

 

Dal momento che la pianura Padana non era mai stata, almeno fino ad ora, considerata tra le aree più sismiche del nostro Paese, i terremoti avvenuti in questi giorni in quel territorio hanno suscitato alcune perplessità, scatenando, tra le altre cose, le reazioni dei complottisti sul web.

La zona della pianura Padana, questo è noto a tutti (ne ha parlato anche il TG7 lo scorso 30 maggio), è caratterizzata da un’alta densità di trivellazioni, sia per l’estrazione di gas che per le prospezioni geofisiche (ovvero la tecnica di indagine non distruttiva del sottosuolo, per rivelare la struttura del terreno e l’eventuale presenza di oggetti sepolti); questo fatto, unito alla notizia che l’attività del fracking, ovvero l’estrazione di gas metano da rocce porose (shale gas), è ad elevato rischio sismico, ha costituito la scintilla che è bastata a far divampare l’incendio. In realtà, però, i complottisti stanno facendo confusione; proviamo a fare chiarezza.

 

Il fracking (hydraulic fracturing), perfezionato dal gruppo Halliburton, prevede l’immissione nel sottosuolo di enormi quantitativi di acqua, unita a sabbia e sostanze chimiche brevettate e (pare) anche cancerogene, provocando così la frattura della roccia che rilascia quell’1% circa di gas che custodisce; l’acqua torna poi fuori inquinata e viene quindi reiniettata nei pozzi a una profondità di circa 3 km. Qual è il risultato? Un disastro ambientale enorme, per il consumo del terreno e soprattutto per la contaminazione di suolo e falde acquifere; ma non finisce qui: come già anticipato, tale attività può provocare dei terremoti, per stessa ammissione di una società petrolifera e come confermato dal Prof. Won Young Kim, del Department of Seismology and Technophysics della Columbia University. Negli Stati Uniti, in effetti, si è notato nell’ultimo periodo un aumento di scosse nelle zone interessate da tale attività, tanto che le autorità dell’Ohio, addirittura, dopo il forte sisma dello scorso 31 dicembre, hanno sospeso il fracking nel territorio.
Attenzione però: in Italia questa tecnica non è stata mai utilizzata, per cui non può essere responsabile di nessun terremoto avvenuto nel nostro paese, tanto meno di quello dell’Emilia.

Diverso il discorso per l’estrazione di gas e le prospezioni geofisiche: la Prof. D’Orsogna, della California State University, sul suo blog afferma che anche tali tecniche possono aumentare il rischio sismico; a sostegno di questa tesi, inoltre, vi è uno studio commissionato dal gruppo francese Chamberger ad alcuni geologi russi in campi estrattivi dell’Asia centrale: tale esperimento, in effetti, avrebbe provocato terremoti di 6°- 7° grado della scala Richter in territori mai considerati sismici. La questione andrebbe sicuramente approfondita, tuttavia, prima di giungere a conclusioni affrettate; di sicuro, in attesa di certezze, potrebbe essere buona la proposta della professoressa italo-americana, ovvero fermare le trivellazioni o, quantomeno, evitare di estenderle come sarebbe previsto (addirittura si parla del 50% dell’Abruzzo), anche e soprattutto per l’enorme danno ambientale (questo certo) che esse comportano.

Alcuni blogger, poi, rincarano la dose, accusando del terremoto in Emilia addirittura il governo statunitense: la colpa sarebbe dell’HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program), un sistema militare top secret di manipolazione della ionosfera con base in Alaska, in grado di alterare il clima e provocare terremoti in territori bersaglio (Iran nel 2003 o Haiti nel 2010). Fantascienza, forse, ma pare che anche il Parlamento Europeo se ne sia occupato.

In tutto questo clima già di per sé pesante, si inserisce anche Beppe Grillo, che dal suo blog fa eco a Giampaolo Giuliani, il ricercatore divenuto famoso nel 2009 in occasione del terremoto dell’Aquila, che sostiene che anche il sisma dell’Emilia si sarebbe potuto prevedere; Stefano Gresta, docente di sismologia, controbatte che Giuliani non è un sismologo e che i suoi metodi sono tutt’altro che scientifici, tanto che è lui stesso rimasto a L’Aquila senza recarsi in Emilia, nonostante le sue presunte catastrofiche previsioni.
Ancora una volta, insomma, un terremoto porta con sé inevitabili strascichi che si uniscono alle già grandi sofferenze delle popolazioni duramente colpite dalla catastrofe.

 

 

 

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