Yves Saint Laurent: scoperto traffico illecito di falsi per un valore di decine di milioni di euro

di Redazione
In Attualità
19 aprile 2018
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I capi del prestigioso marchio Yves Saint Laurent erano commissionati dall'Argentina, da Buenos Aires, e una società di Milano provvedeva a smistare gli ordini a due società comasche. Peccato che quest'ultime compravano i tessuti in Cina.

 

Yves Saint Laurent, marchio prestigioso dell’alta moda, è da sempre un marchio molto imitato, ma questa volta accessori e abbigliamento contraffatti sono stati sequestrati durante un maxi controllo della Guardia di Finanza. Il valore di tutti capi sequestrati si aggira intorno ai venticinque milioni di euro.

La Guardia di Finanza, nello specifico, mentre eseguiva delle operazioni di controllo, ha perquisito due società di Como che si occupano della vendita all’ingrosso di prestigiosi marchi di abbigliamento. All’interno dei locali, le fiamme gialle, hanno scoperto centinaia di capi e accessori che riportavano il marchio della famosa casa di moda e che all’interno dell’etichetta riportavano la dicitura, falsa, Made in Italy, nonostante i tessuti provenissero dalla Cina.

 

Da qui è iniziata l’indagine per la ricostruzione dei vari passaggi che hanno portato ai falsi. Tutti i passaggi hanno ricondotto ad una società con sede a Buenos Aires, che dichiarava di essere licenziataria del marchio Yves Saint Laurent e che per questo motivo commissionava la merce ad una società, presente nella capitale della moda italiana, ovvero Milano. Questa società che fungeva da intermediaria, passava ordini ed etichette a due società comasche. Queste due società compravano i tessuti in Cina e si limitavano ad apporre le etichette ed il marchio ai capi commissionati. Da qui i falsi, erano pronti per la vendita.

Si stima che in due anni, dal 2015 al 2017, siano stati realizzati e prodotti più di ottocentomila pezzi, tra abbigliamento e accessori, del noto marchio, destinati ai vari mercati mondiali, in particolar modo quelli americani, per un valore economico che si aggira intorno ai 150 milioni euro. Ovviamente per le due società comasche sono partite le denunce per i reati di contraffazione, ricettazione e frode nell’esercizio del commercio.

 

 

 

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