Alessandria, assassinato un medico in casa: i Carabinieri avrebbero già fermato il presunto killer

di Redazione
In Cronaca
23 giugno 2017
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Il caso del cruento omicidio di Andrea Juvara, un 47enne medico che operava nell'alessandrino, potrebbe essere già a una svolta: i Carabinieri infatti hanno fermato un suo collega di lavoro che avrebbe confessato il delitto.

 

OMICIDIO TRA LE MURA DOMESTICHE – Pare essere durato solamente poche ore il giallo legato attorno alla misteriosa e cruenta morte di un medico residente nella frazione San Martino del piccolo comune di Rosignano Monferrato (Alessandria), ritrovato senza vita all’interno della sua abitazione.

Stando a quanto si apprende, il cadavere dell’uomo sarebbe stato rinvenuto riverso in una pozza di sangue e riportando diverse ferite da arma da taglio che dunque sono risultate fatali. Ad effettuare la macabra scoperta sono stati alcuni dei medici che lavoravano assieme a Juvara presso la struttura ospedaliera di Casale Monferrato: insospettiti dall’inusuale assenza dal lavoro nella giornata di ieri, si sono recati presso la sua abitazione dove non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

 

IL POSSIBILE MOVENTE – Al momento, tuttavia, il mistero su chi possa essere il killer potrebbe essere stato già dipanato: infatti, nelle ore successive all’omicidio gli uomini dell’Arma dei Carabinieri hanno fermato un collega di lavoro di Juvara (impegnato ultimamente nel servizio del 118 e al Pronto Soccorso) e suo coetaneo, sospettato di essere l’esecutore materiale del crimine.

Secondo fonti vicine ad alcune testate giornalistiche locali, A.M. – queste le uniche generalità fornite a proposito del sospettato – potrebbe aver già confessato il delitto. Interrogato da una pm della Procura di Vercelli, l’uomo avrebbe ammesso le sue responsabilità, adducendo quale movente dell’efferato crimine i precedenti screzi avvenuti sul posto di lavoro e che probabilmente si protraevano da diverso tempo, fino a sfociare, in alcuni casi, in veri e propri litigi.

A far convergere i sospetti delle forze dell’ordine su A. M., accusato ora di omicidio volontario, sono state probabilmente le tracce del suo sangue lasciate sul luogo del delitto.

 

 

 

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