Cinema

Brad Pitt fa rivivere i grandi film degli anni 70 con Fury. Recensione e trailer

Un magistrale Brad Pitt, in uno dei momenti più alti della sua carriera, nel film di David Ayer che è già stato definito il più bel film di guerra degli ultimi venti anni.
La star di Hollywood, che ha creduto nel progetto di questo immenso war movie tanto da divenirne produttore esecutivo, veste i panni del sergente Don Collier , leader carismatico alla guida del piccolo equipaggio del carro armato Sherman che porta il nome di battaglia Fury, alla fine della seconda guerra mondiale. Con lui un cast di primo piano come testimoniano i personaggi di Boyd Swan (interpretato da Shia LaBeouf), Trini Garcia (Michael Pena) e Grady Travis (John Bernthal).

Dopo il “successone” americano, anche nelle nostre sale cinematografiche arriva dunque “Fury“, inizialmente previsto per Gennaio 2015, ma in ritardo di 5 mesi a causa deldichiarato fallimento della distribuzione italiana.
Fury“, che significa in italiano furia, è un film ambientato nel periodo della seconda guerra mondiale, che descrive la spietatezza della guerra, ma contemporaneamente lascia prevalere anche la tragedia che lascia dei segni indelebili su coloro che l’hanno vissuta. Gli eventi narrati sono ambientati nel 1945, quando l’avventura nazista sta per giungere al suo epilogo. Un capolavoro che riesce a far innamorare persino coloro che non prediligono i film di violenza, perché dando risalto così tanto ai sentimenti dei protagonisti di fronte a tanto orrore, rende più sopportabile la crudeltà delle scene belliche. Dodici settimane di riprese per raccontare un solo terrificante giorno vissuto dai cinque protagonisti.

Siamo nell’Aprile del 1945 e al piccolo equipaggio si aggiunge, a seguito della perdita del loro tiratore, Norman Ellison, un giovane dattilografo neoarruolato, poco avvezzo alla guerra e alle sue violenze. Collier, che tenterà di istruire il nuovo arrivato trattandolo, seppure con metodi poco ortodossi, come un figlio, lo guiderà e lo inizierà al cameratismo. Don saprà trasmettere ai suoi quel senso di appartenenza che fa di un semplice mezzo la casa, il cuore e la stessa tomba di un carrista, un luogo amico con un nome e un’anima – Fury, appunto – e dei suoi commilitoni quasi una famiglia.
Il sergente Collier, soprannominato Wardaddy che significa padre della guerra, per la sua esperienza sulle strategie belliche, disarmato e in palese inferiorità numerica, guiderà i suoi uomini in una missione eroica e suicida per colpire al cuore una Germania ormai quasi piegata agli alleati. Le loro gesta accompagneranno lo spettatore a comprendere profondamente gli orrori della guerra e il rapporto del singolo con le oscenità che la stessa mette in luce, nello svolgersi della vita quotidiana all’interno di un’unità di carristi. Nelle scene centrali del film, infatti, viene dato ampio spazio al rapporto fraterno che si instaura fra questi giovani militari, che lontani dai loro affetti si ritrovano da soli condividere momenti strazianti, a consolarsi fra loro e in seguito a proteggersi.

Nella cinquantottesima edizione del “London Film Festival”  sono state mostrate al pubblico due proiezioni:la prima del film “The Imitation Game” e l’ultima, che ha chiuso la manifestazione, di “Fury“. In questa occasione il film è stato criticato per le forti scene di violenza tipiche della guerra, ma alle critiche il regista ha risposto:

“C’è un guerriero in ognuno di noi, ‘Fury’ è un film sull’azzardo morale e psicologico”.

Oltre che scioccante per gli spettatori che lo hanno visto, la realizzazione di questo film ha segnato emotivamente anche la vita degli attori che si sono dovuti adattare il più possibili  alle condizioni pietose e disastrate degli eroi protagonisti. Basti pensare che per addestrare i cinque personaggi principali del film alla situazione da simulare, sono stati preparati veri campi militari dove i protagonisti sono rimasti accampati molto tempo prima che le riprese avessero inizio, oltre che durante le stesse
I ragazzi sono stati addestrati da due veri istruttori militari, i quali hanno utilizzato anche vecchi carri armati autentici residuati della guerra.
Brad Pitt racconta:

“Sveglia alle cinque del mattino, due ore di duro allenamento, imprevisti fino a tarda sera, cibo freddo, dormire nella pioggia e qualcuno che deve darti il cambio al picchetto di guardia a un’ora ben precisa. Dovevamo però anche aiutarci l’un l’altro quando il morale era a terra”.

Addirittura, per realizzare questo film, l’affascinante attore ha dovuto frequentare una scuola di guida per carri armati, ma ne è valsa la pena per un lavoro di un valore di sessantotto milioni di dollari, ma che ne ha recuperati sessanta in America solo con gli incassi dei primi quindici giorni!!!
Fotografia spettacolare, colonna sonora coinvolgente, un impianto drammaturgico di rara intensità, per un film costruito ad arte utilizzando le testimonianze di alcuni veterani della seconda guerra mondiale.

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