Caso Mollicone, svolta dopo 16 anni: una nuova perizia legale e un’intervista riaprono il caso

di Redazione
In Cronaca
14 novembre 2017
Commenti:

A 16 anni da quel brutale delitto, si riapre il caso legato alla morte di Serena Mollicone: dopo una nuova perizia effettuata sulla salma della 18enne e un'intervista pubblicata da Il Messaggero, a finire nel mirino sono i Carabinieri.

 

SI RIAPRE UNO SPINOSO CASO – C’è una possibile svolta in uno dei più torbidi casi di cronaca degli ultimi anni. Nel 2001 Serena Mollicone, una 18enne di Arce (Frosinone), fu brutalmente picchiata e soffocata e il suo cadavere fu ritrovato poi in un boschetto vicino ad Anitrella: una recente perizia sulla salma della ragazza, depositata presso la Procura di Cassino, ha confermato come vi sia una compatibilità tra la ferita alla testa di Serena e la rottura di una porta all’interno della stessa caserma dei carabinieri di Arce. Come è noto, inoltre nel 2008 c’era stato anche il suicidio del brigadiere Santino Tuzi, tra coloro che avevano indagato sull’omicidio, ma un’intervista concessa di recente dalla figlia dell’uomo a Il Messaggero pare rimettere tutto in discussione: “Mio padre è stato ricattato e indotto al suicidio” ha raccontato Maria Tuzi, aggiungendo che la pista dietro le due morti condurrebbe alla stessa caserma di Arce.

I MISTERI DELLA CASERMA DI ARCE“Hanno minacciato ritorsioni contro la nostra famiglia se mio padre Santino avesse parlato” ha raccontato Maria Tuzi al quotidiano romano proprio a seguito della riapertura del caso dopo la consulenza medico-legale effettuata sulla salma di Serena Mollicone. Il suicidio del brigadiere era arrivato solo pochi giorni dopo che l’uomo aveva rivelato ai pm di aver visto la ragazza entrare in quella caserma il primo giugno 2001, il giorno della sua scomparsa.

 

La versione della Tuzi peraltro conferma la tesi che da anni sostiene Guglielmo Mollicone, padre della vittima, secondo il quale sua figlia sarebbe stata uccisa in carcere e non nel boschetto dove fu ritrovata due giorni dopo. “Credo che il silenzio di mio padre, durato sette anni, sia stato il frutto di un senso di protezione verso la sua famiglia” ha aggiunto Maria Tuzi, sostenendo però di non avere le prove del ricatto. Tuttavia, i nuovi elementi sono serviti per riaprire le indagini anche sulla morte del padre Santino e il modo in cui questa si colleghi al caso Mollicone: “Sono certa che qualcuno lo abbia istigato, complicandogli la vita fino a indurlo alla morte” conclude la figlia del brigadiere, spiegando che il suicidio sarebbe stata una extrema ratio per evitare le ritorsioni di qualcuno nei confronti della sua famiglia.

 

 

 

Commenta la notizia, cosa ne pensi?

 

  • Seguici su Facebook

  • Seguici su G+