Donna trovata morta in una cava di Cernusco sul Naviglio: l’ex compagno avrebbe confessato il delitto

di Redazione
In Cronaca
15 dicembre 2016
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È a una svolta il giallo della donna trovata morta alcuni giorni fa nel laghetto di una cava di Cernusco sul Naviglio: l'ex compagno della vittima avrebbe confessato il delitto.

 

L’ASSASSINO È L’EX COMPAGNO – Dopo giorni di indagini incrociate e di interrogatori da parte dei Carabinieri, potrebbe essere stato risolto il giallo della donna trovata morta lo scorso 5 dicembre all’interno del laghetto di una cava nei pressi di Cernusco sul Naviglio (Milano): nelle ultime ore, infatti, sono scattate le manette per Mario Marcone, netturbino ex compagno della vittima, e per Fabrizio Antonazzo (60 anni), suo amico e ritenuto dagli inquirenti il complice dell’efferato crimine.

Stando a delle fonti vicine alle forze dell’ordine, il 42enne che aveva avuto una relazione con Gabriella Fabbiano avrebbe confessato di essere stato lui a uccidere la donna e, successivamente, a tentare di nasconderne il corpo avvolgendolo nel cellophane e portandolo nella suddetta cava. L’uomo era già stato iscritto formalmente nel registro degli indagati nei giorni scorsi ed è crollato nel corso dell’ennesimo interrogatorio con i magistrati, durante il quale avrebbe non solo ricostruito la dinamica dell’omicidio, ma avrebbe anche spiegato quale è stato il movente che lo ha spinto a tale gesto.

 

IL MOVENTE E LA DINAMICA DEL CRIMINE – Marcone avrebbe ucciso la 43enne Fabbiano lo scorso 30 novembre con un colpo di pistola, al culmine dell’ennesima lite scoppiata tra i due e causata dalla gelosia dell’uomo. Il delitto sarebbe avvenuto all’interno dell’appartamento dell’assassino: il corpo della donna è quindi rimasto per ben quattro giorni all’interno della casa e, solo successivamente, sarebbe intervenuto Antonazzo che avrebbe suggerito dove portare il cadavere, aiutando l’amico ad occultarlo.

A carico di quest’ultimo, gli investigatori della Procura di Milano avevano già raccolto gravi indizi di colpevolezza non solo in merito alla soppressione del cadavere della donna, ma anche per favoreggiamento nei confronti di Marcone e per il porto illegale di armi. A guidare i Carabinieri verso la soluzione del caso sono state le tracce di sangue trovate non solo nell’appartamento di Marcone ma anche nella sua automobile: nelle prossime ore, i due complici compariranno davanti al Gip di Milano per l’udienza che convaliderà il loro arresto.

 

 

 

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