Ergastolo per Giosuè Ruotolo, colpevole della morte dei due fidanzati di Pordenone

di Redazione
In Cronaca
9 novembre 2017
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Si è chiuso con la condanna all’ergastolo di Giosuè Ruotolo il processo presso la Corte d’Assise di Udine per l’uccisione dei due fidanzati a Pordenone. Per Ruotolo anche una pena accessoria, con 2 anni di isolamento diurno.

 

Sono occorsi oltre due giorni di camera di consiglio ai giudici della Corte d’Assise di Udine per emettere la sentenza nei confronti di Giosuè Ruotolo, l’ex militare sotto processo per l’uccisione, avvenuta più di due anni fa, il 17 marzo 2015, di Trifone Ragone e della sua fidanzata, Teresa Costanza. Il fatto accadde a Pordenone nel parcheggio che si trova di fronte al Palazzo dello Sport della città friulana.

Gli avvocati che difendono Ruotolo avevano chiesto l’assoluzione dell’imputato, sostenendo che si trattasse solo di un processo indiziario. La sentenza, che prevede anche una pena accessoria, con Giosuè Ruotolo che dovrà scontare anche 2 anni di isolamento diurno, ha accolto in pieno le richieste fatte durante il dibattimento dal pm, Pier Umberto Vallerin. In aula, alla lettura del verdetto, erano presenti anche i familiari dell’imputato e delle due vittime dell’assassinio.

 

Il movente del duplice delitto, secondo la ricostruzione degli inquirenti è nell’astio verso il suo amico Trifone Ragone e verso la sua ragazza, che era andata a vivere con Trifone nell’appartamento che ospitava Ruotolo, Ragone ed altri due commilitoni. Già nel 2014 Ruotolo aveva cercato di creare dissapori nella coppia attraverso una serie di messaggi inviati a Teresa Costanza da Annalisa, una inesistente amante di Ragone creata ad arte dal militare e provenienti dalla caserma, della quale Ruotolo sfruttava il sistema wi-fi.

Ruotolo nel corso delle prime indagini era stato interrogato dai carabinieri, ma aveva taciuto sul fatto della sua presenza sul piazzale del Palasport. La Procura, dopo aver raccolto una serie di indizi e visionato filmati lo ha fermato nel marzo del 2016, accusando anche di favoreggiamento la sua fidanzata. Nella loro difesa, gli avvocati dell’imputato hanno parlato di prove indiziarie e testimonianze insufficienti, ipotizzando invece l’opera di un “professionista del crimine”. Le testimonianze degli altri due commilitoni sono state invece ritenute decisive ed hanno portato alla sentenza di condanna.

 

 

 

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