“Fu legittima difesa”: chiesta l’archiviazione per l’orafo di Rodano che uccise un rapinatore

di Redazione
In Cronaca
14 settembre 2016
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La Procura di Milano ha archiviato come "legittima difesa" il caso di Rodolfo Corazzo, l'orafo di Rodano che, nel corso di una rapina nella sua abitazione, uccise un rapinatore albanese.

 

CHIESTA L’ARCHIVIAZIONE PER L’ORAFO – A chiedere l’archiviazione è stata il pm Grazia Colacicco, sulla base delle testimonianze e della dinamica dell’accaduto. Dunque non si è trattato di un eccesso colposo di legittima difesa quanto accadde lo scorso 24 novembre a Rodano: un albanese di 37 anni, Valentin Frrokaj, si era introdotto con alcuni complici nella villa dell’orafo e gioielliere Rodolfo Corazzo, minacciandone la famiglia. Solo l’intervento dell’uomo, armato di pistola e detentore di regolare porto d’armi, aveva fatto sì che i complici di Frrokaj si dileguassero, mentre l’albanese era rimasto ucciso da un colpo di pistola.

“Per me è la fine di un anno da incubo” ha spiegato Corazzo ai giornalisti, una volta saputo dell’archiviazione del caso nell’ambito della legittima difesa. L’uomo ha anche aggiunto di non sentirsi affatto un eroe e che avrà per molto tempo sulla propria coscienza quella morte. “Ma ho solo cercato di difendere i miei cari” ha concluso, ribadendo che senza una pistola probabilmente la rapina avrebbe avuto esiti ben peggiori per la sua famiglia.

 


I MOTIVI A SOSTEGNO DELLA LEGITTIMA DIFESA
– L’uomo, tuttavia, era stato indagato dalla Procura di Milano solamente come atto dovuto, per appurare che non ci fosse stato un eccesso colposo nel ricorso alla legittima difesa. A pesare sulle motivazioni che hanno portato all’archiviazione è stato soprattutto il “curriculum criminale” di Frrokaj, già noto da tempo alle forze dell’ordine e sul quale pesava una condanna all’ergastolo per omicidio.

Frrokaj era infatti evaso due volte dal carcere (nel 2013 a Parma e nel 2014 a Palermo) e intorno a lui si era scatenata una vera e propria caccia all’uomo in tutta Italia. Inoltre, sin da subito, anche la dinamica dell’incidente nella villa di Corazzo aveva spinto gli inquirenti a sbilanciarsi sulla possibilità che non ci sarebbero stati capi d’imputazione per l’orafo: rientrato la sera a casa, l’uomo era stato assalito da tre individui con il volto coperto e che in seguito avevano anche minacciato con un’arma la figlia di Corazzo. Da lì era nata una colluttazione e l’esplosione di alcuni colpi di pistola che avevano portato alla morte di Frrokaj e alla fuga degli altri due malviventi, ancora oggi latitanti.

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