Il piccolo Ismail riconosciuto in alcune foto su siti web islamici

di Redazione
In Attualità
23 dicembre 2014
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Lidia Solano Herrera, la madre di Ismail, il bambino che dal dicembre dello scorso anno è stato portato in Siria, ha riconosciuto il figlio in una foto pubblicata da un sito online, nella quale appare insieme ad un miliziano dell’Isis. Il padre è morto nello scorso gennaio ad Aleppo.

 

La storia di Ismail Davud Mesinovic, il bambino che adesso ha poco più di tre anni di età, viene alla ribalta nel dicembre del 2013, quando il padre, Ismar, lo prende con sè e lo porta in Siria, dove va ad arruolarsi nelle milizie dell’Isis, per partecipare alla “guerra santa”, mentre la madre, Lidia Solano Herrera, di origine cubana, resta a Pordenone, in Friuli, dove il bambino era nato. Nello scorso gennaio, Ismar rimane ucciso ad Aleppo nel corso di una sparatoria, o forse per mano di un cecchino.

Ora, due foto che sono state postate su un sito online, notoriamente frequentato da persone che appoggiano i miliziani, ritraggono il bambino, la prima mostra il piccolo su una moto, e la seconda con una felpa nera ed un mitra giocattolo in mano.

 

La madre riconosce il figlio in quelle due foto e dichiara che intende riportarlo in Italia. Sulla vicenda di Ismail, subito dopo il suo “rapimento” da parte del padre, avevano iniziato le indagini i carabinieri del “Ros”, ed il comandante Storoni, che dopo l’apparizione delle foto, ha rilasciato alcune dichiarazioni, sostenendo che il bambino nella prima foto è sicuramente Ismail, mentre per quanto riguarda la seconda foto restano dei dubbi sulla sua identità.

Storoni ha anche chiarito che l’uomo che appare nella prima foto insieme al bambino è un veterano delle operazioni di guerriglia dei miliziani islamici, Said Colic, già noto agli investigatori. Per quanto riguarda la seconda fotografia sembra che ci siano dei riscontri positivi con un’altra foto, pubblicata su Facebook nel corso del 2013. I carabinieri hanno inoltre fatto sapere di aver localizzato in linea di massima, la zona dove si trova il campo in cui è attualmente tenuto Ismail, che non viene addestrato, data l’età, ma vive comunque in un ambiente di musulmani radicali e questo lo può condizionare dal punto di vista “psicologico”.

La comunità “Riportiamo a casa Ismail” che ha una sua pagina dedicata su Facebook, sostiene che la madre, Lidia, si trova da sola, ed anche il governo italiano sta facendo ben poco per aiutarla, visto che il piccolo Ismail, di fatto, non ha la cittadinanza del nostro Paese. A queste dichiarazioni risponde il comandante dei carabinieri Storoni, che annuncia come imminente la consegna di una relazione alla Procura di Venezia, competente per questo caso.

 

 

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