L’ascesa di Hitler e l’Incendio del Reichstag

di Redazione
In Misteri
4 luglio 2012
Commenti:

Il 27 Febbraio del 1933 Hitler tramite le sue forze armate effettuò un incendio doloso ai danni del Palazzo del Reichstag a Berlino, sede del Parlamento tedesco. Quest'incendio è ricordato perché viene considerato l'evento principale per l'ascesa al nazismo in Germania.

 

L’incendio era stato progettato in anticipo, e vennero originati vari fuochi in punti strategici, in modo tale da distruggere tutto il palazzo; la prima chiamata alla stazione dei pompieri di Berlino avvenne alle 21.14 del 27 Febbraio e poco dopo Adolf Hitler e Hermann Goring si recarono sul posto, dove trovarono anche van der Lubbe, un comunista pazzo, che venne incolpato ingiustamente da Goring assegnando la paternità dell’incendio al partito comunista.

Così i capi del partito vennero subito arrestati insieme a van der Lubbe e a Dimitrov, Tanev e Popov ed Hitler poté mettere pressione al presidente del consiglio Paul von Hindenburg affinché si dichiarasse lo stato di emergenza e si firmasse il decreto dell’incendio del Reichstag per abolire alcuni diritti civili presenti nella Costituzione della Repubblica di Weimar.
La polizia era convinta che fosse stato van der Lubbe ad appiccare l’incendio, così lo interrogarono e lo torturarono, ma egli, per sfuggire ai martiri, e forse anche per ricevere un po’ di fama, confessò di aver appiccato l’incendio e venne portato in tribunale insieme ad i Leader del partito Comunista.

 

Alle successive elezioni i comunisti vennero sconfitti duramente in quanto i loro capi erano stati imprigionati ed Hitler salì al poter con il 44% dei voti, obbligando i partiti minori a concedergli la maggioranza dei due terzi per poter approvare il decreto dei pieni poteri, che gli conferiva il diritto di governare per decreto e di poter sospendere numerose libertà civili.
Van der Lubbe venne processato al Processo di Lipsia, tenutosi otto mesi dopo l’incendio, e che lo condannò colpevole con la pena di morte. Van der Lubbe venne infatti decapitato il 10 gennaio 1934. Nonostante van der Lubbe fosse stato dichiarato colpevole, la dirigenza del partito comunista venne assolta nonostante uno dei capi comunisti, Georgi Dimitrov, aveva sostenuto da sempre che i comunisti erano estranei all’incendio e che questo era stato provocato da Hitler, Goering e Goebbels. Questa dichiarazione di Dimitrov intanto fece il giro del mondo e i nazisti venivano visti come dei truffatori mentre in Germania il partito comunista veniva dichiarato fuorilegge e i militanti iniziarono ad essere perseguitati, tanto che nella settimana successiva ci furono circa quattromila arresti.

La responsabilità dei nazisti all’incendio del Reichstag venne appurata solo durante i processi di Norimberga del 1945, quando Hans Gisevius, ex funzionario al MInistero prussiano degli interni, testimoniò che l’ideazione dell’incendio fu ad opera di Goring e di Goebbels. Rudolf Diels invece, ex capo della Gestapo, riferì che lo stesso Goring qualche giorno prima dell’incendio aveva già stilato una lista di persone che sarebbero dovute essere arrestate la sera del 27 Febbraio. In particolare il generale Franz Halder riferì che Goring approfittò di un pranzo ufficiale per vantarsi di avere organizzato personalmente tutti i dettagli dell’incendio.

Nonostante van der Lubbe venisse descritto come un provocatore, non è escluso che abbia veramente contribuito all’incendio, anche se sicuramente egli non ha agito da solo ma è stato aiutato da qualcuno, in quanto la velocità con la quale prese fuoco l’intero edificio era troppo alta per poter essere stata provocata da una sola persona. Van der Lubbe era solo alla ricerca di fama e ciò permise ai generali tedeschi di far ricadere tutta la colpa su di lui, nascondendo dall’episodio tutti i generali nazisti che avevano organizzato l’operazione.

 

 

 

 

Commenta la notizia, cosa ne pensi?

 

  • Seguici su Facebook

  • Seguici su G+