Omicidio di Bracciano: la Corte d’Appello riduce la sentenza di Marco Di Muro

di Redazione
In Cronaca
27 settembre 2016
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La decisione della Corte d'Appello di Roma di ridurre la condanna di Marco Di Muro, reo di aver assassinato Federica Mangiapelo, ha lasciato interdetti i genitori e l'opinione pubblica.

 

RIDUZIONE DELLA PENA – La sentenza è destinata a fare discutere e riaprirà il dibattito sull’entità delle pene e sul modo di arginare il numero dei femminicidi, un fenomeno che negli ultimi anni sta conoscendo una recrudescenza senza precedenti. Ha lasciato infatti interdetti sia i genitori di Federica Mangiapelo, sia l’opinione pubblica, la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Roma che, di fatto, hanno ridotto di quattro anni la pena inflitta a Marco Di Muro: il 21enne originario di Formello (Roma) era stato condannato in primo grado a 18 anni per l’omicidio nel 2012 della ragazza, allora sedicenne, il cui cadavere venne rinvenuto sulle rive del Lago di Bracciano. Insomma, è stata parzialmente sconfessata la condanna inflitta in precedenza dal Gup di Civitavecchia, a conclusione di un processo celebrato col rito abbreviato.

LO SGOMENTO DEI GENITORI – In Appello, invece, i giudici hanno ritenuto di dover concedere le attenuanti generiche a Di Muro, pur mantenendo la tesi accusatoria di omicidio volontario. Intervistati subito dopo aver appreso la sentenza, Luigi Mangiapelo e Rosella Salvatori, genitori di Federica, si sono detti delusi, spiegando che la decisione non soltanto non rende onore alla memoria della figlia, ma danneggia le donne che, quotidianamente, sono vittime di abusi e di violenze. “Ci lascia sgomenti il fatto che siano state concesse delle attenuanti all’assassino di nostra figlia, e che le aggravanti riconosciute in primo grado siano state annullate” hanno detto i coniugi Mangiapelo. Ad aggiungere ulteriore amarezza, c’è anche il fatto che Di Muro ha continuato a professarsi innocente, non avendo mai ammesso il suo crimine, né tantomeno chiesto perdono alla famiglia di Federica. “Nemmeno i genitori di Di Muro hanno mai davvero collaborato alla ricerca della verità” ha spiegato Luigi Mangiapelo, ricordando anzi che, nel corso del dibattimento processuale, la difesa aveva tirato in ballo una presunta malformazione cardiaca di Federica per dare delle attenuanti al ragazzo. Dal canto suo, la signora Salvatori, ha aggiunto che non si arrenderà e terrà ancora seminari e convegni sul tema del femminicidio, presentando anche il libro “Federica, la ragazza del lago”, scritto a quattro mani col fratello Massimo.

 

 

 

 

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