Svolta nel “giallo” dell’architetto ucciso a Carugo: in manette la moglie e un commercialista

di Redazione
In Cronaca
6 ottobre 2016
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È a una svolta il "giallo" dell'assassinio dell'architetto Alfio Vittorio Molteni a Carugo: i Carabinieri hanno arrestato la moglie dell'uomo e un commercialista per concorso in omicidio.

 

SVOLTA DECISIVA NELLE INDAGINI – L’inchiesta relativa alla morte del 58enne architetto Alfio Vittorio Molteni a Carugo è arrivata a un punto di svolta a un anno esatto dal delitto. Dopo alcune indagini, i Carabinieri hanno infatti arrestato la moglie 46enne dell’uomo, e un 49enne commercialista ed amante della donna. Per entrambi l’accusa formulata dagli inquirenti è di concorso in omicidio, assieme ad altri reati quali la detenzione illegale di arma da fuoco, danneggiamento e persino lo stalking ai danni della vittima.

Nella serata del 14 ottobre 2015, Molteni era stato ritrovato cadavere nei pressi della sua abitazione, ucciso da due colpi di pistola esplosi da ignoti. Le prime indagini avevano portato, nel giro di poco tempo, all’arresto di quelli che erano i presunti esecutori materiali del crimine, vale a dire Vincenzo Scovazzo e Michele Crisopulli, oltre al loro mandante, la guardia giurata Luigi Rugolo.

 

IL PRESUNTO MOVENTE DEL DELITTO – Insomma, nel corso degli ultimi mesi i Carabinieri hanno eseguito un totale di 12 arresti, con gli ultimi che riguardano proprio la moglie di Molteni e il suo amante: entrambi sono accusati di aver commissionato l’assassinio a Rugolo, responsabile a sua volta anche degli atti intimidatori e dello stalkeraggio ai danni dell’architetto. Una delle ipotesi al vaglio ora è che l’omicidio possa essere stato solo una tragica fatalità, dal momento che l’intenzione era solo quella di dare un avvertimento a Molteni: infatti, il movente potrebbero essere stati i frequenti contrasti con la moglie in relazione alla pratica di separazione e al successivo affidamento delle due bambine della coppia.

Daniela Rho avrebbe voluto ottenere in via esclusiva l’affidamento e per questo avrebbe organizzato gli atti intimidatori per tentare, invano, di convincere il Tribunale di Como che l’ex marito avesse frequentazioni pericolose e potesse anche mettere a rischio l’incolumità delle figlie.

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