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Ieri la giornata internazionale vittime amianto e, tra Expo e Italicum, istituzioni assenti ingiustificate

Nella “Giornata internazionale delle vittime dell’amianto” che si è tenuta, ovattata da un vergognoso silenzio con le istituzioni concentrate unicamente sull’imminente apertura dell’Expo milanese, sono state ricordate le oltre 100.000 persone morte negli ultimi 11 anni nel territorio europeo.

In Italia, si parla di più di 15.000 casi di “mesotelioma maligno” registrati negli anni che vanno dal 1993 al 2008. Ma ad allarmare è il fatto che le morti continuano ad arrivare anche nel 2015, con una media di 8 persone decedute ogni giorno per malattie collegate all’amianto. Per questo motivo, il 28 Aprile ha visto molte città italiane scendere in piazza per chiedere operazioni di bonifica, ma anche maggiori garanzie dal punto di vista della prevenzione. Inoltre, è necessario trovare anche nuovi fondi per curare chi si è ammalato a causa dell’esposizione all’amianto.

È sufficiente verificare quanto sia ancora diffuso l’amianto in tutta Italia per capire che saranno necessari ancora diversi anni prima di migliorare la situazione attuale. Si parla di qualcosa come 32 milioni di tonnellate di “cemento amianto”, che si trovano non solo nella struttura degli edifici, ma anche nelle tubature e in diversi manufatti. L’Italia è in cima alla classifica dei Paesi che hanno prodotto più manufatti aventi come base l’amianto, dietro solamente all’Unione Sovietica. La ricorrenza appena passata ha anche ricordato a molti il caso della multinazionale “Eternit“, che si è giovata della prescrizione per il reato di disastro ambientale. A causa di tale prescrizione non è stato possibile confermare i risarcimenti previsti per i familiari degli oltre 2.000 morti a seguito delle malattie contratte lavorando all’interno delle fabbriche.

A spaventare ancora di più è il fatto che l’amianto non colpisce solamente chi lavora a diretto contatto. Recentemente, infatti, la Procura di Torino ha deciso di mettere sotto sequestro la sede dell’Università della stessa città piemontese proprio a causa della presenza dell’amianto all’interno della struttura. Non a caso, il 28 Aprile diversi ragazzi hanno deciso di indossare una mascherina sul viso e di presentarsi davanti a Palazzo Nuovo per protestare.
Il presidente del “Fondo Nazionale Vittime Amianto“, Nicola Pondrano, che recentemente ha avuto un incontro con il Presidente della Regione Piemonte, ha voluto ricordare a quest’ultimo come sia fondamentale che le istituzioni facciano sentire la propria voce in capitolo, non rimanendo semplicemente ad osservare quanto sta accadendo. Il “Piano Nazionale Amianto“, ad esempio, sono due anni che sta attendendo una risposta in merito alla sua operatività, con le diverse istituzioni che non si dimostrano capaci di prendere una decisione relativa sia alla copertura finanziaria che alle competenze in materia ambientale e sanitaria. Il piano ha, o meglio avrebbe, come obiettivo quello di portare ad un’accelerazione delle politiche di bonifica e delle operazioni di mappatura. Attraverso lo stesso piano dovrebbe essere possibile individuare quei siti che sono a rischio, ma anche curare chi ha avuto la sfortuna di ammalarsi. Sono previsti anche degli indennizzi e una tutela previdenziale.

A Casale Monferrato non sono state ancora dimenticate le promesse fatte dal premier Renzi il giorno successivo alla sentenza sull’Eternit. È Bruno Pesce, il segretario della CGIL della città, a chiedere allo stesso Presidente del Consiglio di rispettare quanto comunicato ai familiari delle vittime. Inoltre, lo stesso Pesce aspetta che lo Stato decida di costituirsi parte civile, affiancando la Regione Piemonte.
Fulvio Aurora, di AIEA, ha voluto ricordare come l’inserimento nel patto di stabilità di alcune norme a tutela delle persone vittime dell’amianto non è sufficiente; tali norme, infatti, devono essere rese esecutive per poter portare effetti positivi. Oggi 29 Aprile le associazioni sono attese in Senato, accompagnate da giuristi, medici, giuristi e altre figure che possano fornire indicazioni precise sul pericolo e sulle linee da seguire per cercare di affrontare il problema amianto in modo efficace. La presenza in Senato è anche l’occasione giusta per chiedere all’assemblea parlamentare di fornire una risposta in merito ai ritardi nell’esecuzione del Piano. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sollecitato una risposta da parte delle istituzioni italiane, chiedendo a queste ultime di fare di più di quanto svolto fino ad ora. Legambiente, dal canto suo, ha voluto denunciare i ritardi da parte delle amministrazioni. Risulta, infatti, che non tutte le Regioni sono riuscite ad approvare il Piano Amianto, nonostante siano ormai trascorsi più di 23 anni dall’entrata in vigore della Legge 257. Quest’ultima prevedeva la loro adozione entro 180 giorni.
A non aver ancora provveduto sono l’Abruzzo, il Lazio, la Calabria, il Molise, la Sardegna e la Puglia. Per fortuna, nel nostro Paese, i cittadini non sono abituati a dimenticare le tragedie, ricordando con iniziative di vario tipo le vittime dell’amianto, le Istituzioni, al contrario, hanno la memoria corta.

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