Attacco all'Iraq: già programmato prima dell'11 settembre

di Redazione
In Misteri
10 luglio 2012
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Secondo l’ex segretario del Tesoro americano Paul O’Neill, l’ex presidente degli Stati Uniti George Bush preparava la guerra contro l’Iraq già prima degli attentati terroristici dell’11 settembre contro le Torri Gemelle.

 

O’Neill ha diffuso la notizia nel corso di un’intervista alla Cbs, e poche ore dopo è finito sotto inchiesta: l’ispettore generale del ministero della Difesa, infatti, ha avviato un’indagine per verificare se O’Neill debba essere punito per aver fornito al giornalista Ron Suskind documenti utilizzati per realizzare il libro Il prezzo della lealtà: nel volume vengono raccontate, appunto, le vicende di O’Neill, fino alla sua espulsione dal governo Bush per aver osato esprimere un dissenso a proposito della politica fiscale messa in atto dal governo.

Proprio nel libro, viene raccontato che la decisione di attaccare l’Iraq non è stata presa come conseguenza agli attentati al World Trade Center, ma era già stabilita da tempo, almeno da sette mesi prima dell’11 settembre. In particolare, il ministro della Difesa Donald Rumsfeld già nel mese di febbraio del 2001 aveva messo in evidenza la necessità di far fuori Saddam Hussein, in occasione di un discorso tenuto al Consiglio per la sicurezza nazionale, consiglio di cui faceva parte anche O’Neill. Egli, infatti, in qualità di ministro del Tesoro prendeva parte a tutti i meeting principali dell’amministrazione Bush: tuttavia, non ha mai avuto modo di verificare l’esistenza di prove a proposito della presenza delle celebri armi di distruzione di massa in Iraq, armi che rappresentarono la giustificazione all’attacco.

 

Dopo aver saputo di essere indagato, O’Neill ha riferito che i documenti che ha passato a Suskind per realizzare al libro provenivano direttamente dall’ufficio legale del ministero del Tesoro.
Per questo motivo l’inchiesta non ha portato a nessun procedimento legale nei confronti di O’Neill, che tuttavia, con la diffusione di questa notizia, è stato dipinto, secondo le intenzioni degli strateghi di George Bush, come un traditore: non a caso, numerosi membri del partito repubblicani si sono scatenati e hanno dato addosso all’ex ministro; c’è chi ha parlato di “una pugnalata nella schiena, la peggiore dai tempi di Giulio Cesare”. La Fox, invece, tv amica dei repubblicani gestita da Murdoch, nel corso dell’intervista di O’Neill ha messo in evidenza la parola “secret”. Tutti espedienti e trucchi, insomma, per suscitare indignazione nei cittadini e scatenare un moto di ribellione. È evidente che si tratta di una precisa strategia messa in pratica dalla Casa Bianca al fine di contenere i danni eventualmente provocati dalle dichiarazioni di O’Neill. Basti pensare al fatto che sempre da Washington si è tentato di ricordare che la volontà di far cadere il regime di Saddam era già condivisa ai tempi di Bill Clinton, e che pertanto Bush ha semplicemente ereditato quella strategia. In pratica, però, in questo modo si è ammesso implicitamente che la guerra all’Iraq e i piani di occupazione annessi erano già stati preparati prima dell’11 settembre, a prescindere dal ritrovamento di armi di distruzione di massa.

Assediato da nemici, amici, conoscenti e mezzi di informazione, O’Neill si è trovato effettivamente in difficoltà nel gestire l’enorme pressione cui le sue uscite lo hanno sottoposto. Da una parte ha cercato di attenuare le proprie dichiarazioni, provando a spegnere la polemica; dall’altra parte, però, è stato ben attento a non smentire nessuna delle cose che aveva detto.
E’ evidente, in sostanza, che l’amministrazione Bush era intenzionata a dichiarare guerra all’Iraq e a invadere il Paese a prescindere dagli attentati alle Torri Gemelle (senza contare le teorie complottiste che vorrebbero gli attentati stessi causati dagli Stati Uniti, così da avere una giustificazione per la guerra), come è stato poi dimostrato dalle stesse dichiarazioni del presidente americano e dal fatto che non sono mai state trovate le tanto famose armi di distruzioni di massa (che sono costate molto, in termini di reputazione, anche a Tony Blair). E’ altrettanto vero, per altro, che l’obiettivo di far cadere Saddam era già parte del programma dell’amministrazione Clinton. Resta da capire, in sintesi, quanto l’invasione dell’Iraq sia stata motivata da ragioni economiche e quanto da ragioni esclusivamente politiche e strategiche. L’ex ministro O’Neill probabilmente una risposta ce l’ha già, ma non può fornirla. E ai cittadini “normali” non resta che pensare con la propria testa, formulando ipotesi e tesi apparentemente spaventose.

 

 

 

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