Diatriba tra Irlanda e Italia: scambio di accuse per un naufragio avvenuto nel 2015 al largo della Libia

di Redazione
In Cronaca
12 maggio 2017
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Si riaccende la polemica tra Italia e Irlanda in merito a una tragedia del mare avvenuta nel 2015 al largo delle coste libiche e che costò la vita a 25 migranti.

 

RECIPROCO SCAMBIO DI ACCUSE – Per alcuni, quello che è andato in scena il 5 agosto del 2015 era una sorta di naufragio annunciato e le morti dei 25 migranti a bordo di un peschereccio partito dalle coste libiche si sarebbe potuto evitare: è questo il motivo del contendere, nelle ultime ore, tra il governo irlandese e quello italiano in merito a una tragedia del mare avvenuta quasi due anni fa.

In quell’occasione, la Marina di Dublino (mentre operava in quelle acque) si era rifiutata di intervenire e, quando successivamente la Guardia Costiera nostrana si era attivata per prestare soccorso, non c’era stato più nulla da fare. Stando alle registrazioni audio che hanno preceduto l’intervento in mare, di fronte alla richiesta di prestare aiuto, i vertici della Marina irlandese avevano risposto negativamente, affermando che l’ordine ricevuto era quello di non avvicinarsi a più di 16 miglia dalle coste libiche.

 

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI – Secondo gli inquirenti che ancora indagano sull’accaduto, tuttavia, il rovesciamento del peschereccio (che aveva improvvisamente cominciato ad imbarcare acqua) e il naufragio sarebbero stati causati dal ritardo dei soccorsi della nave irlandese Le Niamh, dirottata dalla Guardia Costiera italiana ma arrivata sul luogo dell’incidente quando oramai non c’era più nulla da fare. Stando ad alcuni testimoni oculari, all’arrivo della nave i 600 passeggeri del barcone si sarebbero tutti spostati sul lato da cui sopraggiungevano i soccorsi, provocando il ribaltamento della stessa imbarcazione.

La contestazione dei vertici del Governo italiano si basa dunque non solo sul ritardo di due ore nell’arrivare in prossimità delle coste libiche, ma anche sul fatto che l’intervento irlandese sarebbe stato non solo legittimo in virtù della Convenzione di Amburgo del 1979 sul cosiddetto SAR (Search And Rescue) in mare, ma anche doveroso. Non a caso, in situazioni analoghe le imbarcazioni delle ONG (Organizzazioni Non Governative) si sono spinte ben oltre il limite di 16 miglia, effettuando normalmente le operazioni di soccorso.

 

 

 

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