Giulio Regeni: spunta l’ipotesi della responsabilità della Fratellanza Musulmana

di Redazione
In Cronaca
19 febbraio 2016
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Nel caso di Giulio Regeni continuano ad accavallarsi nuove notizie. Un quotidiano egiziano ha ipotizzato che l’uccisione del ricercatore italiano sarebbe opera di agenti segreti "sotto copertura". Continuano anche le indagini da parte degli investigatori italiani.

 

Un nuovo sviluppo nel caso di Giulio Regeni è stato reso noto da AlYoum7 online, un quotidiano della capitale egiziana di ispirazione filogovernativa, che ha riportato quanto comunicato da fonti governative.

L’uccisione del giovane friulano sarebbe opera di agenti segreti “sotto copertura”, che appartengono ai Fratelli musulmani, una organizzazione terroristica. Lo scopo dell’uccisione di Giulio Regeni è quello di mettere in imbarazzo il governo. Oltre a questa notizia, il quotidiano informa che sia la procura egiziana, che gli investigatori italiani, stanno continuando le indagini raccogliendo indizi che possano portare ad individuare i responsabili del crimine.

 

Alla procura di Giza sono arrivati sia il rapporto stilato dal medico legale che quello fornito dagli operatori telefonici, che contiene la lista delle chiamate effettuate, sia in entrata che in uscita, dal cellulare di Regeni fino al momento della sua scomparsa. La polizia egiziana ha ascoltato anche altri due testimoni, due persone che abitano nello stesso palazzo del ricercatore italiano, e che sono stati convocati per chiarire alcune circostanze che erano state rivelate da altri testimoni e delle quali si vuole controllare la veridicità. A questi interrogatori hanno presenziato anche gli investigatori italiani presenti nella capitale egiziana.

Anche la famiglia di Giulio Regeni è intervenuta con una dichiarazione del proprio avvocato, nella quale si ribadisce con forza che Giulio non era né un agente e nemmeno un collaboratore esterno di nessun servizio segreto, sia italiano che di altri paesi. Secondo i familiari di Regeni, portare avanti questa ipotesi è solo un’offesa alla memoria del giovane ucciso.

Gli inquirenti italiani, intanto, stanno concentrando le loro attenzioni su una trentina di persone, i “contatti” del ricercatore via Skype e Facebook. Si tratta di colleghi, amici e professori di università con i quali i contatti erano più frequenti e che potrebbero essere d’aiuto per capire l’accaduto, anche se ormai c’è la convinzione che Giulio Regeni sia stato picchiato e poi ucciso proprio a causa delle informazioni raccolte con il lavoro di ricerca.

regeni

 

 

 

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