L'ipotesi Hiv-Aids è un errore macroscopico?

di Redazione
In Misteri
15 ottobre 2012
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Esiste una teoria, sviluppata intorno gli anni ’90, secondo cui la malattia chiamata AIDS sarebbe direttamente collegata alla presenza del virus dell’HIV nell’uomo. Al tempo stesso, però, esiste un gruppo di attivisti, uniti sotto il nome di “movimento del dissenso”, che sostiene un altro tipo di spiegazione.

 

Secondo il gruppo di studiosi, non esisterebbe alcun virus specifico responsabile della malattia, è più probabile, invece, che l’AIDS sia semplicemente una trovata studiata dalle case farmaceutiche per creare un giro di vendite ultramilionario.
Ad oggi, il movimento è riuscito a raccogliere circa mille e cinquecento firme tra virologi, epidemiologi ed altri specialisti che affermano l’esistenza di una campagna di disinformazione creata per fare speculazione.
Tra i firmatari, ci sono nomi di scienziati illustri tra cui quello di Kary B. Mullis, premio Nobel del 1993 per la scoperta della reazione a catena della polimerasi.
Ciò che genera indignazione è l’eccessivo allarmismo che gli ambienti industriali farmaceutici hanno diffuso tra l’opinione pubblica per oltre vent’anni.
Nonostante una fitta campagna di informazione sul pericolo imminente di un’epidemia di vastissima portata, infatti, l’AIDS è rimasto confinato ad alcuni casi isolati. Casi rapportabili a ben delineate categorie a rischio per le quali il proliferare di malattie immunologiche è sempre stato un problema diffuso.
Secondo i promotori del movimento del dissenso, negli anni ’70, le case farmaceutiche erano esasperate di non aver trovato un retrovirus colpevole della comparsa del cancro e valido a giustificare la mobilitazione di ingenti capitali nella ricerca. La scoperta dell’HIV costituì per loro l’elemento valido per ottenere l’appoggio politico ed economico necessari a muovere il sistema.
Un retrovirus pericolosissimo ricavato dall’analisi di campioni di sangue provenienti da persone portatrici di malattie mortali, sotto il quale accorpare una miriade di patologie diverse tra di loro. Una sorta di vaso di Pandora che, col tempo, avrebbe potuto contenere di tutto.
Si diffuse in questo modo la teoria del virus dell’HIV, un virus particolare, trasmesso attraverso il contatto con sangue o sperma infetti, che, attaccando il sistema immunitario, rendeva l’organismo vulnerabile a qualsiasi tipo di malattia accidentale, portando, di conseguenza, alla morte.
La malattia può essere rilevata, ancor oggi, solamente attraverso analisi specifiche che, però, spesso non portano a una lettura univoca dei dati.
Il movimento del dissenso, al fine di avanzare una proposta valida, ha formulato una serie di punti chiave su cui basare la propria teoria.
Il primo punto fa capo a un principio fondamentale della medicina: il fatto che una malattia infettiva di origine virale debba essere sempre correlata alla presenza del virus.
I dati empirici, invece, hanno dimostrato che molte persone malate di AIDS sono risultate negative ai test sulla sieropositività. Dal lato opposto, si possono annoverare altrettanti casi di persone sieropositive che non avevano ancora sviluppato i sintomi della malattia.
Il test di sieropositività si basa su un aumento specifico delle immunoglobuline che si può avere, oltre che in presenza di HIV, anche durante il corso di malattie comuni come infezioni croniche, malaria o reazioni vaccinali.
La seconda osservazione, molto importante, si ricollega al fatto che la diffusione dell’AIDS segue un percorso atipico rispetto a quello delle altre malattie infettive contagiose.

La malattia è rimasta circoscritta a delle categorie di soggetti in cui ci sono fattori di rischio ben precisi, in tutti questi casi, per ragioni diverse, le condizioni immunologiche subiscono delle variazioni indipendenti dalla presenza del virus dell’HIV.
I tossicodipendenti, infatti, conducono un regime di vita sregolato in cui, oltre a subire l’effetto delle droghe, si alimentano in maniera insufficiente e sono spesso soggetti a infezioni. Queste cause, da sole, potrebbero generare una deficienza immunologica grave.
Gli omosessuali colpiti da AIDS, nella maggior parte dei casi, sono consumatori di sostanze immunodepressive (nitriti, droghe e alcool). Infine, gli emofiliaci sono sottoposti a un carico eccessivo di proteine estranee che portano comunque a una deficienza immunologica, siano essi sieropositivi o meno.
In ultimo, tutte le malattie virali hanno un periodo di incubazione circoscritto. La cosa non vale per l’AIDS il cui periodo di incubazione può variare dai 18 mesi, ai 14 anni.
Il profitto delle aziende farmacologiche che vendono prodotti per combattere l’HIV è elevatissimo. Spesso, vengono immesse nel commercio medicine cancerogene che non apportano alcun beneficio al malato. Secondo il movimento del dissenso, l’alone di mistero che ha da sempre avvolto l’AIDS è direttamente collegato alla fitta rete di speculazione intessuta dalle industrie farmaceutiche mondiali.

 

 

 

 

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