Messico: i 43 studenti scomparsi nel settembre 2014 vennero inseguiti e rapiti da polizia ed esercito

di Redazione
In Mondo
26 aprile 2016
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Un anno e mezzo dopo la tragica notte del 26 settembre 2014, quando 43 studenti messicani vennero sequestrati e fatti sparire, arriva la verità sull'accaduto, in 500 pagine del rapporto della commissione d’indagine internazionale.

 

Non ci sono coinvolgimenti di “narcos”, e nemmeno “guerre sporche” tra i cartelli messicani della droga, nella sparizione dei 43 studenti messicani avvenuta il 26 settembre del 2014 a Iguala. 19 mesi dopo arrivano le conclusioni della Commissione d’indagine internazionale, che puntano il dito verso la polizia locale.

Secondo la commissione si è trattato di una operazione “sporca” che la polizia locale ha portato a termine contando anche sull’aiuto delle forze di Intelligence dell’esercito messicano. La commissione era stata istituita un anno fa proprio dal governo centrale messicano, che voleva sgombrare il campo da tutte le ipotesi che portavano a sospettare proprio un coinvolgimento delle istituzioni nel fatto.

 

La prima versione ufficiale riguardante il sequestro degli studenti della scuola di Ayotzinapa, parlava di una “brutale reazione” eseguita da una banda di narcotrafficanti che si erano sbagliati pensando di aver trovato i membri di una banda avversaria. Nel corso delle indagini, però, questa versione si è sempre più indebolita di fronte alle testimonianze, alle analisi ed alle perizie eseguite, comprese quelle forensi, quelle sui telefoni ed anche quelle satellitari. Ad agire nei confronti degli studenti è stata la polizia locale, che ha avuto anche aiuto e copertura da quella federale e dall’intelligence dell’Esercito.

Nella prima versione si erano anche aggiunti particolari “toccanti”, come il fatto che gli studenti fossero stati “giustiziati” con un colpo di pistola alla nuca, e che successivamente i loro corpi fossero stati bruciati in un grande falò e quindi ridotti in cenere. Alla fine tutto questo si è rivelato una grande invenzione, che aveva lo scopo di non mettere in imbarazzo le autorità governative e lo stesso presidente, Nieto. Il rapporto dà quindi ragione ai familiari ed agli amici, ed ai professori di questi ragazzi, che non hanno voluto dare credito alla versione ufficiale ed hanno continuato, tutti insieme, a reclamare verità e giustizia. Nonostante che le conclusioni della commissione siano un vero e proprio atto d’accusa contro il governo Nieto, nel paese centroamericano nulla è cambiato, ed infatti gli esperti della commissione internazionale che hanno redatto il rapporto devono lasciare il Messico entro il prossimo 30 aprile.

studenti messico

 

 

 

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