Mistero della Moby Prince ad una svolta: la nave fantasma era militare

di Redazione
In Misteri
9 aprile 2013
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Sembra si sia giunti a una svolta nel mistero della Moby Prince, la nave che prese fuoco poco fuori dal porto di Livorno causando 140 morti tra i passeggeri e l'equipaggio.

 

Sembra dipanarsi la fitta nebbia che dal 10 aprile 1991 avvolge quello che è stato il più grande disastro della Marina Mercantile Italiana e che ormai in troppi hanno rimosso, quello della Moby Prince, partita dal porto di Livorno in direzione di Olbia, dove però non ha mai attraccato: la nave prese fuoco poco dopo l’uscita dal porto toscano entrando in collisione con una nave petroliera e uccidendo così 140 persone, solo una persona si salvò da questo disastro.

In tutti questi anni ci sono state due inchieste, entrambe archiviate adducendo ad un errore umano e a una serie di concause i motivi della collisione con la petroliera Agip Abruzzo.

 

Ma i familiari delle vittime, e soprattutto quelli del comandante Chessa, non hanno mai accettato questa versione dei fatti e hanno dato incarico a uno studio di ingegneria forense di andare a fondo nell’accaduto, cercando di scoprire la verità.

Ebbene, da queste nuove perizie sono almeno due le grandi novità che riaprono il caso e che delineano nuovi scenari su questo mistero navale; per tanto tempo si è parlato di una terza nave nelle acque del porto di Livorno, tale Theresa II, rilevata grazie alle comunicazioni radio con una quarta nave, Nave Uno, ma della Theresa II non ci sono mai stati riscontri, come se si trattasse di una nave fantasma, misteriosamente fuggita dopo i fatti.

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I periti hanno invece scoperto che la Moby Prince entrò in rotta di collisione con l’Agip Abruzzo non per errore umano, ma nel tentativo di tornare in porto a causa di una situazione di pericolo che avrebbe compromesso la sua navigazione, probabilmente la collisione con la Theresa II, che altri non è che la Gallant 2, una nave militarizzata che il Dipartimento Militare Americano aveva noleggiato per riportare le armi alla base italiana di Camp Darby alla fine della prima Guerra del Golfo.

Tuttavia quelle armi non sono mai arrivate a Camp Darby e l’ipotesi, fondata anche su riscontri oggettivi, è che la Moby Prince si sia trovata suo malgrado in mezzo a un traffico di armi frenetico e illegale ad opera della marina americana, ma avvallato dalle autorità militari italiane e che quindi i tribunali che finora hanno avuto incarico di indagare sul caso abbiano avuto tutti i motivi per insabbiare il procedimento.

 

 

 

 

 

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