Sarkozy indagato in Francia per finanziamento libico alla campagna elettorale

di Redazione
In Mondo
22 marzo 2018
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L’ex presidente Nicolas Sarkozy nell’occhio del ciclone per motivi di corruzione e finanziamenti illeciti. Dopo due giorni in stato di fermo è nuovamente libero, ma in libertà vigilata.

 

E’ notizia fresca l’arresto dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, l’ex premier infatti sarebbe indagato per aver occultato dei fondi pubblici destinati alla Libia, corruzione e finanziamenti sottobanco per consensi durante la campagna elettorale che lo aveva visto contrapporsi a Segolène Royal nel 2007. A diffondere la notizia è stata la testata giornalistica de Le Monde, il quale avrebbe parlato di un iniziale fermo di due giorni, seguito poi dal rilascio del politico sotto libertà vigilata.

Sarkozy sembrerebbe aver negato tutto quello di cui è stato accusato, a dichiararlo è il sito della televisione francese Bfm, il quale informa che l’ex premier avrebbe lasciato il commissariato dopo ben 26 ore, per poi recarsi subito presso la sua residenza sita a Villa Montmorency. L’inizio delle indagini ha radici ben più lontane nel tempo, correva infatti l’anno 2013 quando il sito Mediapart aveva pubblicato un documento in cui si parlava di un presunto finanziamento libico alla campagna elettorale del leader francese. Da allora gli inquirenti sono riusciti a raccogliere un alto numero di prove contro l’ex presidente, in primis la testimonianza dell’ex segretario dell’Eliseo, i quale avrebbe dichiarato di aver trasportato ben 5 milioni di euro da Tripoli a Parigi, qui l’ingente somma sarebbe entrata nelle mani di Nicolas Sarkozy che avrebbe poi finanziato la propria elezione.

 

Gli accertamenti sembrano essere ancora in corso, il direttore del Le Monde però sembra credere molto più a Gheddafi, il quale aveva divulgato informazioni sul finanziamento illecito, rispetto a Sarkozy. Se le informazioni dovessero trovare prove schiaccianti, per l’ex premier la situazione risulterebbe parecchio scomoda ed avrebbe ripercussioni tutt’altro che positive sia per la sua carriera politica sia per la sua libertà personale.

 

 

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