Sei triste? Il tuo cane ti capisce! Uno studio scientifico lo conferma

di Redazione
In Scienze e Tech
14 gennaio 2016
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Finalmente è la scienza a dirlo: un recente studio ha confermato che anche i nostri amici a quattro zampe sanno riconoscere le emozioni umane.

 

Una notizia che non desterà particolare scalpore per chiunque possieda un cane. Anzi, c’è chi sostiene già da tempo che questi amici speciali siano in grado di provare emozioni simili a quelle umane.

Finalmente è giunta la conferma ufficiale dal mondo scientifico.
E’ stato infatti realizzato uno studio ad hoc, condotto dai ricercatori dell’Università di Lincoln, in Inghilterra, in collaborazione con un team di esperti brasiliano.
La ricerca è stata di recente pubblicata sulla rivista scientifica della Royal Society of Biology Letters.

 

E’ stato dimostrato che i cani riescono a rappresentare mentalmente stati emotivi sia positivi sia negativi; ciò è possibile grazie alla ricezioni di informazioni a livello visivo, le immagini, o a livello uditivo, il suono della voce.
Sono stati presi in esame 17 cani, a cui sono state trasmesse emozioni positive, di felicità e di gioco, e negative, di rabbia o tristezza.
Gli animali sono stati sottoposti dunque all’ascolto di registrazioni vocali o alla vista di espressioni del volto dei loro padroni.
Il riscontro maggiore si è avuto con l’analisi delle emozioni suscitate dai dati audio.

Spiega il ricercatore Daniel Mills, co-autore dello studio:

“Molti proprietari di cani ci segnalano nei loro aneddoti che gli animali domestici sembrano molto sensibili agli umori dei membri della loro ‘famiglia umana’. Il nostro studio è il primo a dimostrare che i cani riconoscono veramente le emozioni negli esseri umani e negli altri cani, senza ricevere alcuna formazione precedente o aver trascorso un periodo di familiarizzazione con i soggetti presentati nelle immagini o negli audio. Una capacità, dunque, che può essere intrinseca”.

Lo studio dimostra dunque che il cane reagisce agli stimoli emotivi esterni; le sue sono dunque risposte empatiche, non si tratta semplicemente, come si credeva in precedenza, di comportarsi in modo abitudinario e secondo atteggiamenti appresi negli anni.

 

 

 

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