Stati Uniti: condanna a morte per il killer di Charleston

di Redazione
In Mondo
11 gennaio 2017
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Dagli Stati Uniti d'America arriva una notizie importante per quanto riguarda il killer della strage di Charleston nel giugno del 2015.

 

La corte federale ha stabilito che l’autore della strage di Charleston debba essere condannato a morte. Dunque una notizia importante legata ad una strage di che è ancora nella mente e nei cuori di molte persone nel mondo. Era infatti il 17 giugno del 2015 e Dylann Roof, un 22enne bianco, decise di compiere un gesto di violenza clamoroso. Egli entrò in una chiesa della comunità afroamericana nel South Carolina e fece fuoco contro 9 persone.

Si tratta di una condanna letteralmente storica per la corte federale che ha stabilito la pena di morte per via del crimine di odio: questo perché Roof non ha mostrato alcun segno di pentimento e non ha mai chiesto scusa. Addirittura negli ultimi interrogatori si sarebbe giustificato con la terribile frase “dovevo farlo”. Ciò non ha lasciato scampo al giovane che con questa sentenza è stato condannato a morte.

 

Una vicenda che fin dal 2015 ha destato particolarmente interesse anche per via di alcune frasi di Roof sui social network che fecero capire molto sul perché di quella strage. Un omicidio cruento ancor più se si pensa che lo stesso killer trascorse mezz’ora in quella chiesa del South Carolina a pregare con gli afroamericani presenti prima di ferirli mortalmente. Proprio su Facebook era emerso come il giovane 22enne professasse una formazione ideologica completamente legata a testi suprematisti.
Non sono passate inosservate alla giuria composta da 12 membri della corte federale anche le dichiarazioni di Roof al momento dell’arresto. Il giovane, infatti, ammise di essere stato lui e soprattutto di averlo dovuto fare per difendere i bianchi che, a sua detta, venivano continuamente stuprati lungo le strade americane.

Una vicenda che si avvicina così alla conclusione e che sta alimentando comunque non poche discussione negli Stati Uniti. La giuria però non ha dato alcun perdono e perciò ha emesso una sentenza che potrebbe aver fatto la storia della corte federale americana sollevando anche una importante questione, ovvero quella del crimine di odio e razzismo.

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