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Turchia: 30 lavoratori in trappola in una miniera di carbone

La Turchia torna in primo piano per un altro disastro legato all’attività mineraria. Nella miniera di carbone di Ermenek, che si trova nella provincia turca di Karaman, l’esplosione avvenuta in una galleria ha causato un crollo ed ha intrappolato una trentina di lavoratori.

La notizia del crollo è stata riportata dai media turchi, i quali hanno anche riferito che le cause dell’esplosione non sono state al momento accertate, così come non si conoscono le condizioni in cui si trovano i lavoratori dispersi. Altri lavoratori sono riusciti a mettersi in salvo, grazie anche all’aiuto dei soccorritori, che hanno dato inizio alle operazioni di salvataggio subito dopo l’esplosione. Le operazioni consistono nel pompaggio dell’acqua che ha allagato la galleria della miniera Ha Sekerler.

Un funzionario della miniera, Sahin Uyar, ha rilasciato una dichiarazione sulle attività svolte dai soccorritori, chiarendo che fino a questo momento non sosta possibili i contatti con i lavoratori rimasti intrappolati nel sottosuolo.

Il nuovo disastro ha messo subito in allarme le autorità turche, ed i ministri dei Trasporti e dell’Energia, hanno lasciato la capitale, Ankara, per recarsi sul posto a visionare e coordinare i soccorsi. Dopo aver appreso la notizia dell’esplosione e del crollo, il pensiero della popolazione turca è corso allo scorso mese di maggio, quando in un incidente accaduto nella miniera di Soma, causò la morte di 301 minatori ed ebbe una lunga scia di polemiche riguardo alla sicurezza sul lavoro.

Quella di Soma è stata la maggiore sciagura mineraria di tutti i tempi della Turchia, una nazione che è in una posizione molto precaria nella classifica mondiale per quanto riguarda la mortalità sul lavoro, essendo al terzo posto. Molte polemiche che riguardano la sicurezza sul lavoro, da sempre esistenti in Turchia, e rafforzate dopo la morte dei 301 lavoratori a maggio, riguardano non solo le scarse condizioni di sicurezza esistenti in molte aziende del Paese, ma anche l’inaffidabilità dei controlli che vengono effettuati nelle miniere, che vengono definiti molto superficiali.

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