Turchia: sull’arresto dei giornalisti, Erdogan non accetta lezioni “L’Europa pensi agli affari suoi”

di Redazione
In Attualità
16 dicembre 2014
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Non usa l'arma della diplomazia il Presidente Erdogan per rispondere alla Ue, critica nei confronti degli arresti per molti giornalisti attuati dal Presidente turco. Invito all'Europa a pensare alla cose proprie ed ingresso del Paese euro-asiatico nella Ue sempre più lontano, per la gioia di molti.

 

Dopo la dura presa di posizione delle istituzioni comunitarie e dei singoli governi europei, che hanno fortemente stigmatizzato l’ondata di arresti  che ha colpito la carta stampata e altri mezzi di comunicazione, è arrivata la secca replica di Erdogan, il quale ha invitato esplicitamente l’Unione Europea:

“A pensare ai propri affari interni”.

 

Il Presidente turco ha affermato che l’UE non deve pensare di poter mettere il naso in questione interne e su misure prese per difendere lo stato di diritto e la sicurezza nazionale.

Mentre Erdogan respingeva con tali dichiarazioni le critiche piovutegli addosso da tutte le cancellerie europee, la polizia turca è andata avanti negli interrogatori delle quasi 30 persone che sono state poste agli arresti nel corso di un’operazione che si è svolta in 13 città del paese e che ha portato in carcere esponenti dei mezzi d’informazione molto critici verso il presidente turco. Sulle dichiarazioni di Erdogan si è espressa Federica Mogherini, la quale ha espresso stupore per le parole pronunciate dal Capo di Stato turco, pur auspicando che,  con la Commissione presieduta da Juncker, si possa riuscire ad avviare una nuova stagione per quel che concerne i rapporti con la Turchia.
Sul fronte giudiziario si è intanto appreso che tre persone sarebbero state liberate dopo essere state interrogate. Gli interrogatori si stanno svolgendo prevalentemente negli uffici della Direzione generale di sicurezza, situata nella capitale turca e il clima davanti al palazzo continua ad essere incandescente, con un migliaio di persone che manifestano da ore per il rilascio di tutti gli arrestati.

A finire nel mirino delle forze di sicurezza turche sono stati alcuni giornali e volti noti riconducibili ad un ex-alleato di Erdogan, Fethullah Gullen, il quale da anni vive negli Stati Uniti. Ad essere colpito in modo molto pesante è stato in particolar modo quello che è il quotidiano più letto dai cittadini turchi, ovvero “Zaman“.
Tra le accuse rivolte ai giornalisti finiti in manette vi è quella, pesantissima, di essere parte di una organizzazione di stampo terroristico. Uno degli avvocati del colosso mediatico riconducibile all’ex-alleato dell’attuale primo cittadino turco ha reso noto che gli interrogatori stanno ruotando specialmente sulle serie tv prodotte dalla società facente riferimento a Gullen. Secondo alcune indiscrezioni tra le persone finite in manette vi sarebbero anche alcuni appartenenti ai corpi di Polizia e tra le accuse mosse alla società di Gullen vi sarebbe anche quella di aver “avviato la costruzione di uno Stato parallelo“.

Quanto accaduto ha scatenato ovviamente forti polemiche nel Paese e secondo molti analisti l’operazione di Polizia che ha portato alla decapitazione dei vertici dell’editoria ostile al Presidente turco potrebbe rivelarsi un boomerang per quest’ultimo ed il suo Partito, al potere ormai da molti anni. Quello che al momento appare comunque certo è i fatto che i rapporti tra Ankara e l’Occidente, già tesi a causa di alcune misure prese dal legislatore turco negli ultimi anni e di alcune infelici uscite di Erdogan, rischiano di deteriorarsi ulteriormente e di allontanare ancora di più la possibilità di un ingresso del Paese della Mezzaluna nella grande famiglia dell’UE, entrata che è fortemente osteggiata da molti movimenti del panorama politico europeo, tra cui la Lega Nord in Italia e il Front National di Marie Le Pen in Francia.

 

 

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