USA: La crisi colpisce tutti, multinazionali escluse!

di Giuseppe Genova
In Misteri
9 aprile 2013
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Crisi americana e con Obama pericolo per le Corporations? Non proprio. Fiscal cliff o meno, infatti, per le Multinazionali, nonostante la crisi, utili in netta crescita, a differenza di un'occupazione in crescita vertiginosa.

 

La crisi economica non sembra risparmiare nemmeno la strapotenza mondiale per antonomasia: gli Stati Uniti d’America.

Aumento della disoccupazione, difficoltà economiche, Banche sull’orlo del collasso non mancano nemmeno negli States. Il contesto americano, però, presenta enigmatiche anomalie; da quando Barack Obama risiede alla Casa Bianca, infatti, i profitti delle multinazionali americane sono aumentati, un incremento inversamente proporzionale all’arricchimento dei cittadini d’oltre oceano sempre più in difficoltà. Dal 2008, anno dell’insediamento di Obama, i guadagni delle imprese, delle corporations si sono incrementati del 20% circa all’anno, mentre i redditi stentano a decollare facendo sì, di conseguenza, che la forbice tra gli utili delle industrie ed il reddito delle famiglie sia sempre più ampia. Questo perchè le multinazionali americane, nonostante i profitti, non assumono ma addirittura mandano a casa i dipendenti non contribuendo, in questo modo, ad un incremento dell’economia reale. Eppure i dirigenti delle più grandi corporations statunitensi temevano, e continuano tuttora, l’avvento del Capo di Stato e della sua annunciata riforma fiscale. La politica economica del primo Presidente americano di colore veniva considerato un ostacolo da imprese e multinazionali, ma così non è stato e quelli che hanno pagato il prezzo più alto sono i lavoratori statunitensi; mai i redditi degli americani sono stati così bassi: basta pensare che nel 2012 i salari rappresentavano il 43,5% del Gross Domestic Product, l’equivalente del nostro PIL, mentre nel 2011 ne costituivano il 49%. La causa di tutto ciò è, ovviamente, la crisi.

 

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Il boom di introiti, infatti, non offre alle multinazionali la disponibilità necessaria per fare investimenti in grado di far crescere l’occupazione e, di conseguenze, il reddito dei lavoratori. A ciò, per altro, va aggiunto il fatto che le corporates non si fanno scrupoli nel licenziare i propri dipendenti. Un caso tristemente esemplare è quello della United Technologies, una delle companies del Dow Jones. La United Technologies ha visto aumentare il proprio fatturato di quindici miliardi di dollari nell’arco di sette anni, dal 2005 al 2012. Negli anni della crescita, l’azienda, però, non ha incrementato la propria forza lavoro, approssimativamente vicina ai 200.000 dipendenti. Anzi, nel 2012 ha licenziato 4000 dipendenti ed ha già annunciato di voler tagliare altri 3.000. Il tentativo di mantenere elevati i margini di guadagno non conosce soste e, come è chiaro, a pagarne le conseguenze sono sempre i lavoratori.

 

 

 

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