Venezuela, assedio al Parlamento: lo scontro tra chavisti e le opposizioni getta il Paese nel caos

di Redazione
In Mondo
6 luglio 2017
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Il caos politico e istituzionale che da mesi attanaglia il Venezuela sembra essere oramai giunto a un punto di non ritorno: nelle ultime ore il Parlamento è stato infatti preso d'assedio da militanti chavisti vicini a Nicolas Maduro.

 

L’ASSEMBLEA NAZIONALE SOTTO ASSEDIO – Dopo il raid con un elicottero contro l’edificio della Corte Suprema, perpetrato da un dimostrante che faceva parte delle forze di opposizione al governo di Nicolas Maduro, continua la caotica escalation di scontri e violenze in Venezuela. Il Paese sudamericano è infatti oramai alla soglia di un vero e proprio conflitto civile che vede, da una parte, l’attuale Presidente e i fedelissimi del chavismo, e dall’altra i movimenti che chiedono nuove elezioni e che, in alcuni casi, fanno riferimento a leader di ispirazione filo-occidentale.

A far precipitare la situazione è stato l’attacco che un gruppo di militanti fedeli alla dottrina dell’ex presidente Hugo Chavez ha perpetrato contro il Parlamento, costringendo le circa 350 persone presenti a restare chiuse dentro per nove ore. Julio Borges, presidente dell’Assemblea Nazionale, ha parlato di “attacco contro la sovranità popolare da parte di un piccolo gruppo di persone”.

 

LA VERSIONE DI MADURO E LE REAZIONI DEGLI ALTRI PAESI – Tuttavia, la versione di Borges differisce da quella di Nicolas Maduro che, pur ammettendo gli scontri, ha spiegato che non si è trattato di una vera aggressione contro i deputati e i vari giornalisti presenti nella sede, rimandando dunque al mittente le accuse di esserne il mandante. Ad ogni modo, l’azione è stata rivendicata successivamente dalle stesse forze governative di ispirazione filo-chavista e portato ad alcune dure prese di posizione non solo da parte degli Stati Uniti (intenzionati sin dai tempi di Chavez a favorire l’ascesa di Henrique Capriles, suo principale avversario) ma anche dell’Unione Europea: attraverso un tweet, il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha invocato “al più presto nuove elezioni” al fine di dare una decisa svolta alla impasse socio-politica del Venezuela; sulla stessa linea anche altri Paesi sudamericani confinanti che hanno espresso preoccupazione per quanto sta accadendo ultimamente a Caracas.

 

 

 

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