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L’Isis mette nel mirino i simboli dell’Occidente “Distruggeremo Torre Eiffel, Big Bang e Casa Bianca, poi Roma”

Nessuno è al sicuro: questo sembra voler essere il senso dell’ultimo messaggio che Abu Muhammad al-Adnani, considerato il portavoce dell’autoproclamato Stato islamico, sembra voglia far ricevere al mondo occidentale. Dopo un periodo di assenza in rete, uno dei maggiori consiglieri di al Baghdadi torna a farsi sentire con un nuovo messaggio individuato da Site Intelligence Group, il sito che si occupa di scandagliare il mare del web al fine di monitorare l’attività on line dell’Isis

Colpire monumenti archeologici, redazioni giornalistiche come quella francese teatro di un massacro pochi mesi fa, colpire le persone, ma non puntando a far una strage su vasta scala, puntando piuttosto a ferire nell’orgoglio una Nazione abbattendone simboli, tradizioni, strutture che vengono ritenute, forse inconsciamente, intoccabili dalla nazione governante e dai suoi abitanti.
Forse, anzi sicuramente, è con questo obbiettivo che si sono pronunciati alcuni esponenti dello stato islamico proclamando la loro intenzione di colpire simboli mondiali come la parigina Tour Eiffel, il Big Bang e nientemeno che la Casa Bianca sede assoluta del potere americano/occidentale.
La paura dilaga nelle menti perché se da un lato appare impensabile e poco credibile un obbiettivo del genere è anche vero che nel 2001 furono abbattute le Torri Gemelle (nonostante le tante zone d’ombra che permangono in quell’attentato). Da un lato la preoccupazione per l’avanzare dell’ISIS appare come  un pericolo palpabile, dall’altro come una minaccia non del tutto percepito dal continente europeo che lo vede ancora come una scia di fumo lontana dalla nostra aria. Vero è che la strage alla redazione di “Charlie Hebdo“, ritenuta colpevole dall’ISIS per la produzione di vignette satiriche sul mondo musulmano, ha fatto comprendere più che mai che il terrorismo, perché per quanto lo si possa chiamare in altri modi di terrorismo stiamo parlando, è un male capillare che potrebbe realmente nascondersi in ogni cantone vista l’ormai miscela etnica (inevitabile e sotto molti aspetti vantaggiosa) a cui gli stati occidentali sono sottoposti ormai da tempo.

Oltre a far rullare i tamburi della solita minacciosa propaganda, quest’ultimo messaggio sembra rispondere ad un altro duplice fine: da un lato, plaudendone le iniziative, cercare di trovare un’allenza solida nel gruppo di Boko Haram, nonostante la veridicità di questo legame sia al vaglio degli esperti occidentali. Dall’altro obiettivo non meno importante, quello di smentire le ultime notizie che parlano di un arretramento dell’Isis, con le milizie regolari iraqene, ad esempio, vicine a riconquistare Tikrit, la città natale di Saddam Hussein. “Rapporti esagerati” è limitato a bollarli seccamente al-Adnani, probabilmente, anche al fine di spronare la resistenza dei propri miliziani e cementare una coesione interna all’Isis che, negli ultimi tempi, sembra vedere formarsi le prime crepe.

All’Occidente non resta che essere vigile, forse più consapevole del problema senza correre il rischio di finire in una psicosi collettiva, perché a quel punto, il terrorismo avrebbe già vinto senza aver fatto nulla.

1 Comment

  1. […] L’Isis dimostra di saper usare bene i media e mette in rete le immagini di dissacrazione di alcune chiese nella zona di Mosul. Nella prima fotografia si notano tre militanti dell’Isis che si trovano su una cupola di una chiesa ed abbattono una croce di metallo. Nella seconda, in primo piano un altro militante jihadista, che dall’immagine sembra molto giovane, sta togliendo una seconda croce, più piccola e sottile, che si trovava sul campanile. Il giovane miliziano porta una bandana di colore verde e gli occhiali, e la sua espressione è quella di un ghigno di soddisfazione, a livello di fanatismo. […]

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