“C’è Putin dietro l’attacco hacker al Democratic National Committee”: la CIA accusa il leader russo

di Redazione
In Mondo
15 dicembre 2016
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I vertici della CIA ritengono che dietro l'attacco hacker compiuto ai danni del Democratic National Committee di Hillary Clinton ci sia lo zampino di Vladimir Putin.

 

LE ACCUSE A PUTIN – Quello che inizialmente era solo un sospetto, nelle ultime settimane è oramai “una certezza, stando a quanto riportano alcune fonti molto vicine ad alti papaveri della CIA (Central Intelligence Agency). L’attacco hacker che è stato perpetrato ai danni dei server del Democratic National Committee, il partito della oramai ex candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton, sarebbe stato “guidato” dal leader russo al fine di indirizzare il voto che si è tenuto negli Stati Uniti l’8 novembre. L’indiscrezione è stata raccolta da reporter della NBC News molto vicini ad alcune fonti dell’agenzia federale di spionaggio a stelle e strisce: l’obiettivo di Putin sarebbe stato quello di far trapelare informazioni riservate e, in un certo senso, imbarazzanti per il DNC, favorendo così la vittoria del candidato repubblicano Donald Trump.


LA DIFESA DI ASSANGE
– Al momento, tuttavia, i “rumors” che filtrano dalla CIA non sono stati confermati invece dall’FBI e da altre agenzie di sicurezza, più caute nell’affermare che dietro la sconfitta elettorale di Hillary Clinton ci sia lo zampino di qualcuno interessato alla vittoria a sorpresa del tycoon di New York. Quello che è certo è che il cyber-attacco verso i sistemi informatici del Partito Democratico potrebbe essere stato organizzato dal famigerato FancyBear, un gruppo di hacker che da tempo pare essere collegato al GRU, un servizio di intelligence russo, e che già in passato era stato accusato di aver tentato di penetrare nei server del Comitato Nazionale Repubblicano.

 

Intervistato a proposito della vicenda, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha spiegato che i media occidentali continuano a seguire il caso nella maniera sbagliata. “A noi interessa la veridicità e l’autenticità dei documenti che gli hacker hanno portato all’attenzione generale” ha affermato il 45enne australiano, ribadendo che la volontà di pubblicare documenti riservati del DNC non è stata finalizzata a determinare le sorti delle Elezioni Presidenziali 2016, ma a informare la gente comune su tutto quello che, di solito, viene “secretato” e tenuto nascosto.

 

 

 

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