Confermata la pena per Alberto Stasi: la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per un nuovo processo

di Redazione
In Cronaca
28 giugno 2017
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Potrebbe essere stata scritta la parola "fine" alla lunga vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna di Alberto Stasi dopo che la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei suoi legali affinché si tenesse un nuovo processo.

 

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE – A quasi dieci anni esatti dall’efferato assassinio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco (Pavia) nel 2007 e a otto anni invece dalla sentenza di primo grado che assolveva inizialmente l’ex fidanzato Alberto Stasi “per insufficienza di prove”, potrebbe essere arrivata all’ultimo capitolo una delle vicende giudiziarie più complesse degli ultimi tempi. Infatti, dopo tre gradi di giudizio, il 34enne Stasi è stato condannato a 16 anni di reclusione e, nelle ultime ore, la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha respinto l’ennesimo ricorso presentato da parte dei legali del presunto assassino, stabilendo che non ci terrà un nuovo processo sul caso.

Dunque non ha avuto buon fine l’ultimo tentativo presentato dagli avvocati della difesa che, già in passato, avevano tentato di dimostrare che il loro assistito era innocente e provando a far ricadere i sospetti su di un amico del fratello della stessa Chiara Poggi.

 

LE TESI DELLA DIFESA – Al momento non è stata ancora registrata alcuna dichiarazione da parte di Alberto Stasi, recluso da quasi un anno e mezzo nel carcere di Bollate (Milano), dove sta scontando la pena inflittagli dalla Cassazione nel dicembre 2015, confermando di fatto la sentenza-bis del Processo d’Appello.

La decisione della Prima Sezione Penale, che si è pronunciata dichiarando l’impossibilità di rimettere in discussione quella sentenza, ha dunque accolto le conclusioni del sostituto procuratore generale Roberto Aniello e dei legali di parte civile, scontentando tuttavia la difesa che invece ancora sperava nell’ammissibilità del proprio ricorso straordinario, non potendo contare su ulteriori gradi di giudizio.

La tesi era basata sul fatto che, a loro dire, erano emersi “errori di fatto” nel precedente processo, contestando inoltre anche il “ribaltamento di una valutazione oggettiva effettuata dal giudice della prima sentenza”. Di diverso avviso sono stati invece i giudici della Cassazione che hanno confermato la totale assenza “di qualsiasi errore nella suddetta sentenza“.

 

 

 

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