La rotta tra la Tunisia e l’Italia: la via dei giovani senza futuro di Tunisi

di Redazione
In Mondo
26 ottobre 2017
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Il Presidente della Repubblica della Tunisia, Beji Caid Essebsi, ha concesso circa 2500 indulti da Luglio del 2017 e molti tra i detenuti scarcerati tentano la traversata verso l'Italia.

 

Le traversate di migranti tra l’Africa e l’Italia non trovano tregua. Il pescatore proprietario della barca, Hamed, racconta di portare circa 30 ragazzi al giorno in Italia. Il prezzo, racconta lo stesso pescatore divenuto trafficante, è basso perché la Guardia Costiera non sta ostacolando i viaggi e il mare sarebbe, per così dire, aperto. Inoltre dichiara che, ogni dieci ragazzi trasportati verso la terra promessa italiana, 2 sono appena stati scarcerati.

Il Presidente della Repubblica tunisino, Beji Caid Essebsi, ha iniziato dal 23 Luglio ad emanare provvedimenti d’indulto con i quali ha finora scarcerato 2672 detenuti. La ragione è l’affollamento delle carceri. Molti di questi uomini, condannati per reati di droga, finiscono per decidere di partire per l’Italia, consci che non troveranno un lavoro in Tunisia con i loro precedenti.

 

La situazione in Tunisia è drammatica, infatti la disoccupazione giovanile si trova al 40 per cento e, invece, quella dei laureati al 31%. I giovani del Paese si perdono e lo stesso vale per gli altri. La corruzione tra le forze di polizia è diffusa e sono molti i poliziotti che decidono di arrotondare lo stipendio favorendo l’immigrazione clandestina in cambio di compensi in denaro.

All’interno di un forum tunisino sui diritti Valentin Bonnefoy racconta il legame tra l’aumento delle partenze e le delusioni delle aspettative dei giovani.
Le pene del governo di Tunisi contro gli scafisti sono state inasprite, eppure nessuno sembra desistere. La strategia è quella raccontata sulla pagina “Haraka Jamaia” di Facebook, ovvero effettuare partenze simultanee dalla costa della Tunisia per rendere difficile l’operato della Guardia Costiera.
La traversata si fa al buio fino a quando non si raggiungono le acque internazionali e i rischi sono dietro l’angolo. Il progetto, secondo Hamed, è sempre lo stesso, un gioco di forza politica tra la Tunisia e l’Italia per portarla a dare ingenti contributi economici per fermare il flusso senza fine dell’immigrazione.

 

 

 

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