Privata dei documenti e bloccata in Pakistan dalla famiglia: 23enne chiede aiuto alla sua ex scuola italiana

di Redazione
In Cronaca
19 settembre 2018
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Privata dal padre dei documenti per tornare in Italia, ragazza 23enne, costretta a rimanere in Pakistan per sposarsi, scrive chiedendo aiuto alla sua ex scuola in provincia di Monza

 

Una ex studentessa ventitreenne Pakistana, privata dei documenti dal padre durante il suo ultimo viaggio dai familiari in Pakistan, e costretta a rimanervi per sposarsi,  scrive alla sua vecchia scuola italiana per chiedere aiuto:

“Vi prego, voglio tornare in Italia, è lì che vedo il mio futuro“.

 

La ragazza racconta che, già nel 2015, le era stato impedito dal genitore di poter continuare la quarta superiore presso l’istituto tecnico della provincia di Monza nel quale era iscritta. All’epoca, la sua professoressa aveva provato invano a sentirla per capire le motivazioni dietro alla sua improvvisa interruzione degli studi all’inizio dell’anno scolastico.

L’obiettivo dei genitori era appunto quello di combinare il matrimonio della figlia, così, durante il loro ultimo viaggio in Pakistan nel 2017, con la scusa di una visita ai parenti, le hanno sottratto i documenti necessari per poter fare ritorno in Italia, costringendola a rimanere in Pakistan, contro la sua volontà.

La ragazza, però, innamorata di un altro uomo e desiderosa di riprendere gli studi nel nostro Paese, ha deciso di chiedere aiuto alla sua vecchia scuola italiana:

Vi prego, aiutatemi, il mio futuro è in Italia, mi hanno preso tutti i documenti e mi hanno lasciata qua. Mio padre mi ha impedito di terminare la quarta superiore, so che una delle professoresse chiedeva che fine avessi fatto, poi mi hanno portata via“, ha scritto. E ancora: “Ho provato a chiedere aiuto alla mia ambasciata, ma non mi hanno ascoltata, vi prego, voglio tornare in Italia, è lì che vedo il mio futuro“.

L’Istituto ha subito informato l’Interpol e destato l’interesse del ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, che segue la vicenda in prima linea e dichiara in una nota:

“In considerazione della gravità di ciò che la giovane ha denunciato, la Farnesina sta acquisendo presso la Questura competente ogni utile elemento per verificare i fatti, al fine di valutare le modalità più appropriate per possibili interventi a tutela dei suoi diritti”.

 

 

 

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