Strage di Orlando: Omar Mateen, rivendicò la sua follia ad un’emittente TV

di Redazione
In Mondo
15 giugno 2016
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Continuano ad arrivare retroscena macabri relativamente alla strage di Orlando, in cui hanno perso la vita ben 49 persone.

 

Di oggi la notizia, confermata da fonti investigative, che vedrebbe il killer Omar Mateen, un vigilante animato da spirito omofobo, rivendicare la strage, mentre questa ancora si stava compiendo, tramite una chiamata fatta dall’interno del locale, ad una famosa televisione della città.

E’ stato lo stesso conduttore della trasmissione a confermare la vicenda agli organi di stampa. L’uomo ha sottolineato come sia  stato lui stesso a prendere la telefonata di Mateen, e come quest’ultimo abbia esordito domandando se era al corrente della strage che si stava compiendo all’interno del “Gay Pulse“.

 

Immediatamente dopo il killer, che dalla voce sembrava molto tranquillo e rilassato, a detta dello speaker, ha iniziato a parlare in arabo, alla richiesta di passare all’inglese, le sue parole sono state lapidarie l’ho fatto per l’Isis“.

La telefonata che è durata qualche minuto, è stata incrociata con i dati delle celle telefoniche, cosa questa che ha confermato la provenienza della stessa dall’interno del locale.

Il conduttore, che si è subito rivolto agli organismi di polizia, è stato sentito lungamente dall’FBI, se la sua versione fosse confermata prenderebbe quota l’ipotesi di un attentato terroristico pianificato dall’esterno, cosa che farebbe innalzare la gravità della strage e porterebbe sicuramente a maggiori precauzioni, almeno riguardo l’ingresso nel paese a stelle e strisce.

Sul fronte delle indagini, le autorità federali stanno valutando se mettere sotto inchiesta la moglie di Mateen, Nora Salman.

La donna era sicuramente al corrente delle intenzioni del marito poichè aveva partecipato insieme a lui ad un sopralluogo nel locale teatro dell’eccidio, e lo accompagnò finanche durante l’acquisto delle armi utilizzate durante la strage.

Per lei potrebbero aprirsi le porte del carcere con l’accusa di favoreggiamento, terrorismo internazionale e ostacolo alla giustizia.

E mentre le indagini continuano, l’America si stringe attorno alle sue vittime, vittime che sono state ricordate anche durante lo svolgimento delle partite finali del NBA.

 

 

 

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