Attentato in un gay club di Orlando, 50 morti. Trump: “Risposta dura contro l’Islam”

di Redazione
In Mondo
13 giugno 2016
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Sarebbe di 50 morti l'ultimo bilancio della strage avvenuta in un gay club di Orlando, in Florida, per mano di un 29enne di religione musulmana. Plauso dell'Isis, ma è ancora incerta la sua effettiva affiliazione al Califfato.

 

Omar Mateen, 29 anni, ex guardia giurata di origini afghane, musulmano integrato o almeno apparentemente, nonostante il suo temperamento violento. Questo era il profilo conosciuto dell’uomo che nella giornata di ieri, 12 giugno, ha fatto irruzione in un celebre locale per gay di Orlando (Florida), il Pulse, cominciando a sparare all’impazzata con un fucile d’assalto e una pistola.

Il bilancio è disastroso: 50 morti e oltre 50 feriti, alcuni dei quali in condizioni gravi. Il locale era infatti molto affollato per via di una serata speciale a tema latinoamericano, fattore che, unito al panico generale scatenatosi dopo l’ingresso di Mateen, ha contribuito ad aggravare la situazione. L’Isis ha prontamente rivendicato quanto accaduto, affermando che lo stesso Mateen fosse un loro adepto, ma anche su questo ci sono ancora diversi interrogativi da chiarire.

 

L’uomo era infatti già conosciuto alla FBI, che negli scorsi anni lo aveva interrogato in più circostanze proprio per sospetti legami con il terrorismo internazionale. Ciononostante, ed è una delle circostanze ancora da chiarire, era riuscito ad acquistare legalmente le armi che avrebbe poi usato per l’assalto. Ciò che resta sono i cadaveri e i feriti, a ricordo eterno di quello che è ormai considerato il più grave atto di terrorismo negli Stati Uniti dopo la strage dell’11 settembre, e la puntuale riproposizione dell’eterno dilemma: armi libere (o quasi) sì o no?

Proprio la Florida è infatti uno degli stati con la legislazione più aperta, soprattutto dopo l’approvazione, nel 2014, della cosiddetta Stand-your-ground Law, che allarga notevolmente le maglie della legittima difesa soprattutto nelle proprie abitazioni.

Obama ha parlato apertamente di atto terroristico, evitando però di menzionare una matrice islamica ancora da stabilire al di là di ogni dubbio. Chi dubbi non sembra averne è invece Donald Trump; l’ormai lanciatissimo candidato repubblicano alla Casa Bianca rinnova i suoi proclami di pugno duro verso le comunità musulmane, accusando sia Obama sia Hillary Clinton di mostrarsi troppo deboli verso quella che secondo il miliardario è ormai una minaccia chiara, alla quale l’America dovrebbe rispondere in maniera dura e decisa.

 

 

 

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