Ansia e pessimismo? Combattetele, andando a dormire prima

di Redazione
In Scienze e Tech
9 dicembre 2014
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Il sinistro foglio riempito dal protagonista di "Shining" recitava l'adagio "Il mattino ha l'oro in bocca", un vecchio proverbio che, a dar credito agli studiosi dell'Università di Binghamton, potrebbe racchiudere anche una verità scientifica.

 

L’abitudine sempre più diffusa consistente nell’andare a dormire tardi è ben fotografata dal fatto che le reti televisive, lentamente ma inesorabilmente, hanno spostato avanti le lancette di quello che è da sempre conosciuto con il nome di “prime time”. Basti pensare al fatto che agli inizi degli anni ’90 la prima serata iniziava solitamente alle 20.30 e non andava oltre le 23.00, con solo rari casi di sforamento non oltre le 23.30, mentre oggi è usanza comune da parte di tutte le reti far partire i propri programmi di prima serata non prima delle 21.15.

Ebbene, secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori di stanza all’Università di Binghamton, questo cambiamento delle nostre abitudini afferente all’andare a dormire sempre più tardi ha prodotto conseguenze non solo in ambito televisivo, ma anche in quello, ben più importante, del nostro stato psico-fisico. Secondo i ricercatori l’aumento di alcune patologie di tipo neurologico, quali ad esempio gli stati depressivi, sarebbero infatti da ricondurre anche a questo cambiamento nelle nostre abitudini.

 

Lo studio è stato condotto grazie all’ausilio  di un centinaio di studenti universitari e ha dimostrato come coricarsi prima la sera finisca, sul breve-medio termine, per portare ad un miglioramento del nostro stato psico-fisico e come risulti essere un ottimo rimedio contro tutte quelle situazioni di stress psicologico che hanno come prima causa proprio il dormire poche ore per notte. Nel corso dello studio è emerso come coloro che erano soliti andare a dormire molto tardi risultavano più inclini di chi invece si coricava presto a fare pensieri pessimistici nel corso della giornata e a:

“Ad avere un numero eccessivo di preoccupazioni che sfociavano in atteggiamenti ossessivi”.

I risultati sono stati ottenuti attraverso l’utilizzo di un metodo prettamente empirico e servendosi di questionari che i partecipanti allo studio hanno dovuto compilare.à

 

 

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